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Allarme antrace in allevamenti lucani

29/09/2011



L’allarme è rimbalzato, nei giorni scorsi, dai blog lucani fino al Washington post: «l’antrace, utilizzato nella guerra biologica, si sta diffondendo nel Sud Italia, uccidendo il bestiame nelle fattorie situate nel raggio 50 km dal focolaio». E le notizie rimbalzano sulla rete: si parla di «tre casi una settimana fa. La malattia ha ucciso bovini, ovini e cavalli in 10 aziende agricole in Basilicata e Campania». Addirittura «Il sito Ungherese Rsoe Edis che raccorda radioamatori di tutto il mondo, si occupa di segnalare e informare su disastri di vario genere nel mondo. Sul sito riportata una mappa di Google dove, con una freccia verde, è indicato un «Biological Hazard (disastro biologico)» fra Potenza e Tolve.
Ma siamo davvero di fronte ad una nuova emergenza zootecnica e sanitaria? Secondo i dati forniti dal servizio veterinario della Asp di Potenza, si sono verificati dodici focolai di carbonchio, la malattia causata negli animali dal bacillo dell’antrace, nei comuni di Corleto Perticara, Laurenzana e Pietrapertosa. Sono stati interessati circa seimila capi di bestiame, tra bovini e cavalli.
Nel Materano si segnala un caso ad Accettura dove il sindaco ha ordinato l’istituzione di una zona infetta. Una campagna di vaccinazione, per casi avvenuti negli anni precedenti, è stata avviata anche nei comuni di Castelsaraceno, Missanello e Viggianello. Una circostanza che, però, non preoccupa più di tanto le autorità sanitarie della regione.
«Sul nostro territorio – spiega il dottor Vito Bochicchio, direttore del dipartimento prevenzione dell’Asp di Potenza – ciclicamente tendono a verificarsi delle recrudescenze della malattia, sempre nelle aree della Val d’Agri e del Lagonegrese. Nel caso in esame posso dire che il numero dei focolai, che hanno colpito bovini e cavalli, non è aumentato e non si sono verificati focolai sui piccoli animali, quindi possiamo dire che, grazie ai programmi di vaccinazione e alla diminuzione delle temperature che contribuisce ad eliminare gli insetti vettori della malattia, la situazione è sotto controllo». Pochi giorni prima si erano verificati casi di carbonchio anche nel vicino Cilento-Vallo di Diano, a Montesano sulla Marcellana e a Padula. Potrebbe esserci qualche collegamento? «Potrebbe esserci come potrebbe non esserci – dice Bochicchio – quello che è certo è che per debellare definitivamente il carbonchio dal nostro territorio, oltre al lavoro quotidiano di controllo e monitoraggio svolto dai veterinari dell’Asp, occorre attivare una rete capillare di «osservatori » del territorio, sfruttando, ad esempio, l’esperienza dei cacciatori e dei raccoglitori di funghi, per cogliere tempestivamente ogni tipo di segnale».

GIOVANNA LAGUARDIA
Gazzetta del Mezzogiorno



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