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| Dervizio di depurazione in Basilicata: ancora possibili i rimborsi |
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26/09/2011 |
| Acque reflue. Detto così, più di qualcuno potrebbe storcere il naso, capire chissà cosa, in realtà non si fa che parlare di acque di scarico, sporche, che dovrebbero andare a finire, attraverso le fognature, in moderni depuratori. Nella nostra Regione è sempre così? Vediamo insieme. “Acquedotto Lucano- come si legge nel portale ufficiale, con qualche pagina in verità ferma al 2007- è impegnato nello sviluppo di importanti investimenti finalizzati a ridurre gli effetti inquinanti delle acque reflue urbane sui corsi d'acqua”. Ma tutto questo impegno quali e quanti benefici ha portato? In Basilicata i depuratori funzionanti gestiti da AL sono ben 173, di cui 123 nel potentino e 50 in provincia di Matera. “Per quel che riguarda le coste Tirrenica e Ionica- ci tengono a sottolineare- i depuratori sono dieci, ma in realtà sono molti di più quelli attivi nei comuni vicini. L’Agenzia, poi, mette in evidenza le molte opere progettate, almeno una settantina, e messe a gara. Questo significa “Cantieri in corso in tutta la Basilicata e reti già completate e messe in esercizio”. Investimenti che avrebbero prodotto una significativa riduzione degli sprechi: nel 2006 le perdite di acqua in rete sarebbero state del 40 per cento. Ma a beneficiarne anche l’occupazione, con un significativo incremento di dipendenti. Continuando di questo passo, sembrerebbe di vivere nel paradiso terrestre: acque pulite, terra baciata dal sole, incorniciata da alberi sempreverdi e così via. Ma è tutto rose e fiori? In verità non è proprio così. Su 173 depuratori, almeno 50 funzionano da anni parzialmente. Cosa significhi “parzialmente” è un mistero. Mentre una quindicina di comuni, si apprende, il depuratore nemmeno sanno cosa sia. Le acque si buttano senza trattamento, nere e felici, in decine di torrenti, e con qualche sforzo arrivano indisturbate sino al mare. Sommando i comuni “parzialmente” serviti e quelli che un depuratore non ce l’hanno si arriva alla considerevole cifra di “65”, anche se il numero potrebbe essere persino più alto. Per una piccola Regione che punta all’eccellenza dell’offerta turistica e di ambienti incontaminati è un neo non proprio piccolo. Il danno per l’ambiente prima o poi da qualcuno andrebbe quantificato e a questo andrebbe sommato il danno e la beffa per i tanti cittadini che hanno continuato a pagare i canoni di depurazione. Ma una mano a questi “ignari cittadini”, dopo una sentenza della Suprema Corte, che aveva dichiarato nel 2008 l’incostituzionalità delle norme che prevedono l’obbligo degli utenti di pagare anche in assenza del servizio, la tende proprio “Acquedotto Lucano”: “L’utente avente diritto- informa- può richiedere il rimborso della tariffa di depurazione entro l’ultimo giorno di settembre del 2014”. Capito? Significa che ancora in tanti fanno ancora in tempo a ritirare il modulo e a chiedere il rimborso. Almeno con quei soldi si riuscirà a brindare con un buon bicchiere d’acqua- almeno si spera- possibilmente preso dal rubinetto di casa, anche se i rilevamenti dei parametri chimici e i valori medi sulla qualità dell’acqua potabile, purtroppo, sono fermi al 2007.
Vincenzo Diego |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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