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| Chiaromonte: musica vietata nei pub, la risposta del sindaco |
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11/09/2011 |
| Una nuova ordinanza vieta la musica dal vivo all’interno dei locali pubblici e scattano le polemiche degli avventori. Il sindaco Vozzi butta acqua sul fuoco: «La vera democrazia sta nel rispettare le regole». Nascono sempre equivoci e polemiche quando un amministratore emana un’ ordinanza, quella in discussione la n° 76 del 30 agosto 2011, divide le coscienze dei chiaromontesi con chi dice che l’ordinanza è giusta e chi dice che si poteva evitare. Se ne dicono tante, volano insulti, polemiche, minacce ma la verità in tutto quello che succede da che parte sta? C’è ne parla proprio il primo cittadino che come sempre affida alla testata giornalistica “Il Quotidiano della Basilicata” le proprie idee, con la tranquillità e la buona fede di chi sa che amministrare una comunità, anche se piccola, non è cosa facile. Per dare una giusta chiave di lettura al lettore si deve tornare indietro di 2 anni: Era il gennaio del 2009 quando un manifesto funebre annunciava la chiusura del “Dia Tribe Pub” dopo 15 anni. Tutto precipitò dopo la prima e allora discussa ordinanza n°17 del 5.6.2003 emanata dall’allora sindaco di Chiaromonte Luigi Viola. Anche allora non mancarano polemiche e denunce, tanto che il Pub chiuse le saracinesche con la felicità dei vicini esasperati dalla continua musica dal vivo e dal chiacchierare ad alta voce fino al mattino presto. Con l’apertura del nuovo Pub, avvenuta nel mese di agosto, lo spettro che qualcosa si poteva ripetere era nell’aria. Il locale attira gente, gli interni sono esclusivi e i prodotti sono di ottima qualità, ma quella musica alta fino alle 3 del mattino risveglia vecchi incubi nei vicini. I primi a cercare di mediare pacificamente sono proprio loro, i vicini, ma senza esito. Scattano le prime chiamate ai carabinieri, dove cominciano ad intraprendere un dialogo con il giovane titolare, dove gli si dice di chiudere la musica a mezzanotte, lasciando per i clienti un leggero sottofondo dalle casse dello stereo. Ma sembra che l’avvertimento non raggiunge l’effetto desiderato continuando ad effettuare musica oltre gli orari stabiliti. Qui allora interviene anche il comune, con il sindaco Vozzi, che più volte dice che la musica va bene ma che non deve essere di disturbo per chi vuole stare tranquillo a casa a guardare la tv o per chi vuole dormire perché al mattino deve recarsi al lavoro. Ancora una volta il consiglio svanisce nel nulla. La gente infastidita vedendo che con le buone non ottiene niente ci prova con le denunce, che in qualche modo ottengono l’effetto desiderato. L’ordinanza del comune, ora limita le emissioni acustiche e sonore nel centro abitato. In sintesi niente musica all’interno dei locali se non sono adeguati alle normative, mentre per le attività all’aperto è possibile organizzare concertini e piccoli intrattenimenti musicali, sia pubblici che privati tramite una specifica autorizzazione rilasciata dal comune. Ora le polemiche entrano nel vivo con dei ragazzi, che dopo una lettera aperta, avvieranno delle iniziative proprio per arrivare ad una soluzione che soddisfi tutti. «Più volte abbiamo affrontato la questione con il titolare, - spiega il sindaco Antonio Vozzi - sempre con garbo ed educazione, venendogli anche incontro visto l’apertura della sua nuova attività, ma in ogni caso i patti sulla questione musica non sono stati rispettati, scatenando le inevitabili denunce della gente, stanche di questi continui abusi. Credo, inoltre, che con queste polemiche si vada a calpestare sia i diritti di quelle persone che chiedono un po’ di rispetto e allo stesso tempo quelle elementari regole fondamentali di democrazia che un sindaco ha il diritto di far rispettare. Sono sereno, - conclude il sindaco Vozzi – per la decisione presa, ma non mi chiudo a riccio, anzi, come amministrazione siamo aperti ad ogni forma di dialogo come è giusto che sia».
Lucio Vitale
Il Quotidiano della Basilicata
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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