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Acqua: rivedere l'accordo Puglia-Basilicata?

2/09/2011



Era il 1971. Dicembre. Il Consiglio Comunale di Senise in sessione straordinaria d’urgenza, all’unanimità dei presenti, deliberò in merito agli “impegni che dovrà assumere l’Ente Irrigazione a seguito dell’appalto della diga”. In pratica, fu quello l’atto formale che diede poi il via alla realizzazione di Montecotugno. Ma cosa chiedevano gli amministratori dell’epoca? Chiedevano di sollecitare gli appalti della Fondovalle del Sinni (la Statale Sinnica); di programmare le fonti di lavoro permanenti; di espropriare i terreni che avrebbero poi potuto ospitare l’area industriale; di progettare e finanziare la bonifica di almeno 400 ettari di terreno lungo i golenali del fiume Sinni e del torrente Serrapotamo; di avere, a favore dei paesi ricadenti nel bacino del Sinni, un indennizzo pari a 5 lire per ogni metro cubo di acqua ceduto per alimentare le industrie pugliesi. La maggiorparte di quelle richieste furono accolte e portate avanti. E poi arrivò il Progetto Senise, padre del “Programma Speciale Senisese”.
Oggi, dopo esattamente 40 anni, lo stanziamento dei 180 milioni di euro che la Regione Puglia ha inserito nel capitolo di bilancio “Schema idrico del Sinni”, ritorna a far riflettere sul ruolo che il territorio del Senisese ha o dovrebbe avere in una partita che, con l’avvento del Bacino idrico Meridionale, non lo vede più, solo, al centro della regione.
“Non mi sento di dire che sarei contrario ad un possibile e futuro raddoppio della condotta- spiega il sindaco di Teana Nicola Trupa, che è anche commissario dell’ex Comunità Montana Alto Sinni- soprattutto se era contemplato nei progetti originari. Certo è che occorre aprire un confronto con i settori maggiormente interessati, gli agricoltori e le associazioni di categoria. Questo perché se la diga deve essere una risorsa anche per noi e per il nostro territorio dobbiamo fare in modo che, qualsiasi cambiamento, dia i suoi frutti anche per la nostra area. Occorre meglio istituzionalizzare il flusso di royalty che arrivano nel territorio”. Discorsi di prospettiva, naturalmente, visto che, nei fatti, il raddoppio della “portata idrica” non dovrebbe essere previsto. Almeno, non a breve termine.
“Sto seguendo la vicenda più da spettatore- spiega il sindaco di Cersosimo Pietro Gulmi- ma se l’argomento di discussione dovesse portare ad un confronto serio dal basso, credo che l’azione sarebbe corale. Se riuscissimo ad aprire un confronto e un tavolo tecnico, portando sul tavolo della discussione le importanti tematiche legate alla creazione di opportunità occupazionali stabili, ci sarebbe la partecipazione attiva del Comune di Cersosimo”.
“Penso che l’Accordo Puglia-Basilicata sull’acqua andrebbe rivisto a prescindere dagli ultimi risvolti in merito al possibile raddoppio della condotta di Montecotugno- dice Mario Chiorazzo, sindaco di carbone- e anche la Basilicata, nel futuro Bacino idrico Meridionale, deve avere un ruolo importante anche per quanto riguarda la tutela dell’ambiente in cui la risorsa idrica nasce. Non è difficile, se ce ne agevolano l’opportunità”.

Mariapaola Vergallito



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