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Alla scoperta della GMG attraverso le parole di chi era a Madrid

26/08/2011



E' calato il sipario sulla GMG 2011 che si è celebrata in Spagna ma i riflettori sono ancora accesi. E' il momento, infatti, riservato ai bilanci, alle testimonianze, allo scambio di sensazioni tra i giovani partecipanti, alla trascrizione di indirizzi email, numeri telefonici e quant'altro. Una marea di giovani convenuti in Spagna dal mondo intero hanno avuto la meglio su tutto: sole a picco, pioggia battente, vento impetuoso e di nuovo caldo afoso. Una bella testimonianza. Anche la nostra Diocesi di Tursi-Lagonegro ha partecipato a questo grande evento – la parrocchia di Senise, in particolare, ha inviato una quindicina di giovani che, zaino in spalla, guidati dal vice parroco don Tiziano Cantisani, sono partiti con destinazione Madrid. Alla partenza dei giovani per la GMG ci siamo salutati con l'intento che al ritorno ne avremmo saputo di più. Ebbene, come promesso, la siritide ha voluto incontrare don Tiziano Cantisani, viceparroco di Senise e Michelangelo Crocco, accolito, che hanno accolto il nostro invito a rispondere ad alcune domande e, così facendo, hanno dato la loro testimonianza ripercorrendo i momenti migliori della loro partecipazione.

D. Le tue prime impressioni sulla GMG 2011?

R C'è stato veramente uno spirito giovane – uno spirito che ha parlato al cuore di tanti giovani presenti, uno spirito che ci ha guidato dalle catechesi alla mattina con i Vescovi fino al momento saliente che è stata la veglia con il Papa e la messa della domenica mattina. C'è stato un rinnovamento per ogni giovane che ha partecipato che porta ad una profonda conoscenza di Gesù Cristo e una rinnovata relazione con Lui. Io penso che anche la città di Madrid ha accolto questo messaggio di gioia, d'intimità con il Signore, con la Chiesa, con il Papa da parte dei giovani. E' stato sorprendente leggere su Avvenire, il primo giorno della GMG, la testimonianza di un signore che tornando dalle sue vacanze, si è trovato coinvolto in mezzo a questi giovani festanti ne è rimasto colpito ed ha deciso di rimanere a Madrid per ascoltare le parole del Papa e ricominciare una nuova vita.

D. Attraverso le immagini televisive, durante la veglia, abbiamo assistito al nubifragio che si è scatenato sul luogo dell'Adorazione – come hai vissuto quei momenti?
R. Abbiamo avuto tanta fortuna perché come gruppo diocesano eravamo capitati vicino alla tenda dell'Adorazione Eucaristica. Al momento del nubifragio ci siamo raccolti lì e pur notando la paura di qualcuno abbiamo mantenuto un clima di silenzio, di preghiera e ci siamo raccolti attorno al Santissimo continuando la nostra Adorazione. E' stato sorprendente vedere tanti giovani, privi di ogni difesa, che sono rimasti in preghiera per condividere insieme al Papa il momento dell'Adorazione. E' stato straordinario scoprire, al nostro ritorno in Italia, dalle parole di padre Filippo Lombardi che ha rivelato quanto è stato detto al Papa – alla richiesta dei cardinali di tornare dietro al palco aspettando che terminasse la pioggia, il Papa ha risposto: “ restano loro e resto anch'io”. Con questo gesto il Papa ha voluto ribadire la sua vicinanza e la sua condivisione con tutti i giovani .

D. “ Il Signore vi vuole bene e vi chiama suoi amici”. Come hai visto la partecipazione dei giovani in riferimento a questa affermazione del Papa?

R. Il tema della GMG di quest'anno proponeva e propone una sfida attuale e cioè quella di recuperare un rapporto di fede nei confronti del Signore Gesù, di recuperare una conoscenza intima -personale con Lui e questo poi attraverso l'opera della Chiesa; il papa ha ricordato spesso questo concetto durante i suoi discorsi ma anche ha posto l'attenzione su questo restare fermi nella fede ed è propria questa testimonianza che deve sfociare nella nostra vita partendo da questa conoscenza del Signore. Vedere che molti giovani sono disposti a giocare la propria vita è sicuramente un segnale di speranza al mondo intero.

D. Il Papa ha donato un crocifisso ad ognuno di voi con l'invito ad andare a testimoniare Cristo Gesù così – ha aggiunto il Santo Padre sarete lievito per far riemergere la Chiesa nel cuore di molti. Come trasmettere il messaggio del Papa ai giovani che hanno atteso il vostro ritorno?

R. La testimonianza di questo incontro con il Signore deve passare attraverso una gioia di vivere, di conoscere e stare con il Signore e tutto questo attraverso la quotidianità. Se nella vita di tutti i giorni riusciremo a mostrare questa novità mostrandoci fedeli al Suo Vangelo, alla Sua volontà, tutto questo sarà rendere ragione della nostra fede. Il compito che nasce anche dai doni del Papa; insieme al crocifisso anche il testo del Catechismo ci impegnano ancora di più ad approfondire la nostra fede e tutto ciò che riguarda Gesù Cristo.

D. Il Papa ha detto : “ il mondo ha bisogno di Dio” -andate a testimoniare anche dove c'è rifiuto e indifferenza.

R Siamo chiamati a testimoniare Gesù Cristo in ogni ambiente. A tal proposito leggevo ieri su Avvenire che si sono incontrati un gruppo della GMG e un gruppo degli Indignatos che all'inizio protestavano ma che poi piano piano si era aperto un dialogo attraverso uno scambio di impressioni, di testimonianza, uno scambio di quello che è l'amore per il Signore da parte dei giovani. Alla fine ci sono stati anche degli abbracci e questo indica come nessun ambiente, per quanto ostile, può rifiutare il bisogno che noi tutti abbiamo di Dio, il bisogno che nutriamo della presenza di Gesù, della vita che Lui ci dona, della felicità che solo il Signore può donarci.

D. Come possiamo difenderci dall'individualismo?

R. L'individualismo è forse uno dei più brutti mali della nostra società. La GMG già di per sé sembra una vittoria su questo individualismo. Laddove uno sarebbe portato a fare le cose da solo, vivere in modo chiuso, privato la propria fede, la GMG apre tutto questo e diventa tutto uno scambio, un condividere la propria esperienza, un condividere la propria fede. Ad esempio è stato bello vedere come al grido del nome del Papa non c'era nessuno che stava in silenzio o in disparte e viveva questo momento per sé. Ed è proprio come la GMG che dobbiamo vivere la nostra quotidianità. Da questo nasce la consapevolezza di sentirsi tutti figli di Dio in cammino verso Gesù Cristo.




Le stesse domande sono state rivolte a Michelangelo Crocco ecco la sua testimonianza.

D. Le tue impressioni sulla GMG?

R. Tornare da una GMG è sempre un tornare per ripartire. Il Santo Padre più volte lo ha sottolineato, perché con la fine di una GMG c'è sempre l'inizio di una nuova missionarità, una nuova evangelizzazione verso chi ci sta intorno. Per noi è stata un'esperienza unica come ogni GMG diventa unica per i suoi contenuti e per le sue emozioni. Le prime impressioni sono soprattutto delle emozioni molto forti che partano da un incontro personale con Cristo, con il Papa, con Maria ma anche con i giovani del resto del mondo perché stare insieme a tanta gente ti ricorda sempre che sei parte di un tutto, fai parte di una comunità -quella ecclesiale- che è grande che è una famiglia, che non sei il solo, che non sei fuori moda se fai parte della Chiesa.


D. Tendiamo di stilare un piccolo bilancio delle giornate vissute.

R. Il bilancio positivo che non fa parte solo di una mia impressione ma da una impressione condivisa è senza dubbio la prima cosa che viene in mente da dire perché le GMG ti spingono a fare delle scelte concrete. Il bilancio che vorrei tirare, che sembra essere il bilancio comune, riguarda soprattutto a delle scelte personali; il Papa ci ha invitato a questo e, dunque, non seguire i consigli del Pontefice sarebbe stato non partecipare alla GMG. E' un bilancio che riguarda soprattutto la fede, perché come diceva il motto bisogna rimanere radicati in Cristo. Potremo dire che è come si va a fare benzina – alla GMG, infatti si va a ricaricare la propria fede, la propria spiritualità con l'intento di trasmetterla agli altri. Se una GMG non ti cambia non è stata vissuta.


D. Il tuo stato d'animo durante il nubifragio?


R. Effettivamente il nubifragio è stato inatteso, nessuno si aspettava che, all'improvviso, sarebbe venuta giù tanta pioggia dato che c'era molto sole e faceva caldo. Le sensazioni sono state diverse perché le pagine evangeliche che mi sono passate nella mente in quel momento sono tante. Anzitutto la pagina di Marta e Maria: ci siamo divisi in due settori – quello che ha continuato ad inneggiare sotto la pioggia insieme al Santo Padre aspettando che spiovesse e l'entusiasmo era davvero tanto (Marta) l’altro settore che si è ritirato nella tenda dell'Adorazione a pregare (Maria). Gesù Eucarestia esposto e presente nelle tende dell'Adorazione ci ha fatto compagnia in questo momento, non nego, di paura perché assicuro che il vento era molto forte e le tende dell'Adorazione traballavano, qualcuna è crollata, i tendoni hanno fatto un po' da effetto vela, i lampi erano molto forti e frequenti illuminavano a giorno e ci si poteva guardare sul volto. Un'altra pagina evangelica è quella della tempesta sedata: durante una tempesta Gesù dormiva e i discepoli preoccupati di annegare dicevano al maestro: “ma qui anneghiamo e Tu dormi” e Gesù ha risposto non abbiate paura perché Io sono con voi. Effettivamente Gesù era con noi cosa potevamo temere. Abbiamo pregato intensamente e alla fine la tempesta si è sedata proprio come è avvenuto nella pagina evangelica. Il vento forte che sembrava volesse sradicarci dalla grande veglia insieme al Papa, simbolo delle forze della società di oggi che provano a sradicarci dalla nostra fede, non hanno vinto perché noi siamo rimasti lì, “Radicati e fondati in Cristo”. Tutte queste emozioni sono state la costante che ci ha aiutati a passare la veglia in quel contesto di disagio.

D. Il Papa rivolgendosi a voi afferma :” Il Signore vi vuole bene e vi chiama suoi amici. Come testimoniare questa affermazione ai giovani non presenti alla GMG?

R . La presenza del Papa fa la differenza. Personalmente ho perso la voce a gridare Tu sei Pietro. Il Papa ci ha indicato subito l'unità della Chiesa e la successione apostolica che sono le due componenti che danno la certezza alla nostra fede. Ci siamo sentiti tutti componenti della grande famiglia. Le parole del Papa ci indicano il nostro cammino durante l'anno e allora, quando lui ci ha chiamati amici, quando lui ci ha esortati a non avere paura, sono le indicazioni di un padre che darebbe al figlio. La mattina successiva ha esordito dicendo “ vi ho pensato tutta la notte in queste ore che ci hanno separati spero che abbiate riposato almeno un po'. Questa affermazione ti fa sentire parte di una famiglia, ti fa mettere da parte i tuoi pregiudizi e ti fa fidare di una persona che ti vuole bene e che sta tracciando un cammino per te.

D. Il Papa vi ha donato un crocifisso e vi ha esortato ad essere lievito per gli altri

R La testimonianza è la base della trasmissione evangelica così come lo è stato per gli apostoli. Lo stesso Giovanni Paolo II ci invitò, alla GMG del 2000, ad essere testimoni e martiri della fede. Questo martirio che si consuma ogni giorno nelle nostre piccole quotidianità perché spesso come disse allora il beato Giovanni Paolo II non vi verrà chiesto il sangue ma vi verrà chiesta la testimonianza e lo stesso invito che papa Benedetto ci rivolge quest'anno. E' un invito affascinante. La Chiesa si è evoluta grazie alla testimonianza di coloro che hanno deciso di mettere in gioco la propria vita. Ed è proprio questi esempi che dobbiamo imitare e non vergognarci della propria fede e l'invito del papa è la vera spinta ad essere veri testimoni di Gesù Cristo. Il dono del crocifisso penso che sia un atto non marginale se consideriamo tutte le polemiche che ci sono state nelle scuole. Il portarlo al collo è l'invito a non vergognarsi della propria fede e di tutto quello che Dio ha fatto per amore personale nei nostri confronti e che noi tante volte consideriamo poco. La croce è anche simbolo di un albero di vita e per questo per noi deve essere sempre presente nella nostra vita e in quella degli altri.


D. Come testimoniare la fede in ambienti dove alberga rifiuto ed indifferenza?

R. Non voglio fare l'apologeta della religione cristiana però, effettivamente la differenza si vede. A Madrid c'è stato il problema degl'indignatos. La differenza tra uno che segue la religione cristiana e uno che non la segue è palpabile. Con tutto il rispetto per uno che non crede penso che il mondo abbia bisogno di Dio. Il distacco dal cordone ombelicale di Dio ci rende diversi da quello che siamo realmente. Non esiste una ricetta per portare Dio agli altri. Mi viene in mente una frase di Paolo VI “ non abbiamo bisogno di maestri ma di testimoni”. L'unico modo è quello di vivere in modo radicale ed esclusivo la fede della Chiesa e la fede di Cristo e, così, la testimonianza verrà da sé.


D. Come difendersi dall'individualismo?

R. L'individualismo è una bestia che sta sempre dietro la porta. Umanamente siamo portati ad agire da soli, a pensare ad una religione personale, ad un Cristo personale, ad una Chiesa che non esiste. In realtà sappiamo che l'uomo è stato creato per condividere, per essere in relazione agli altri. Non ci può essere una vita senza una relazione esiste un io perché c'è un tu altrimenti non esisterebbe l'io. Però l'atteggiamento dell'individualismo è molto subdolo è molto sottile è un atteggiamento che a volte non riconosciamo e che però è proprio nello stare all'interno di una famiglia che ci rende capaci di riconoscerlo, perché là dove non arriva il nostro sguardo cieco può arrivare lo sguardo del fratello che ti dice guarda che ti stai chiudendo. La chiusura è di per sé un fatto negativo anche a livello d'immagine è un fatto che porta a diventare rigidi. Pensiamo, ad esempio, di trovare una porta chiusa e trovare una porta aperta anche a livello psicologico noi abbiamo delle ricadute su queste immagini questo per dire che il tutto fa parte della nostra caratteristica umana ma soprattutto della nostra caratteristica cristiana che nasce su una comunità quella apostolica fa parte del nostro DNA vivere in comunità vivere in relazione agli altri vivere in comunione con gli altri così come il Vangelo ci indica e così come i documenti ci indicano.
Ringraziamo don Tiziano Cantisani e Michelangelo Crocco della loro disponibilità e come ha annunciato Benedetto XVI arrivederci alla GMG in Brasile.

Vincenzo diac. Terracina



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