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| Noepoli, San paolo, Cersosimo: sindaci sul piede di guerra contro la manovra |
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20/08/2011 |
| Non ci sono soltanto noiesi residenti altrove: la ricerca dei “12” , a Noepoli, sta dimostrando una grande solidarietà anche da parte di chi il paese lo conosce per amicizie o per lavoro. Con i suoi 988 abitanti Noepoli, ad oggi, sarebbe uno dei comuni destinati a “scomparire” secondo la manovra del Governo Berlusconi. Il tutto, si sa, si fa per risparmiare. Contattato telefonicamente, il sindaco di Noepoli, Domenico Esposito, non ha dubbi: “Il Governo ha voluto soltanto alzare un polverone per avere l’attenzione collettiva. Ma, nel concreto, molti aspetti di questa corsa al risparmio sono oscuri. Per esempio: che fine faranno i dipendenti? Se i ruoli saranno consorziati e aumenterà l’utenza, aumenteranno anche le indennità? E, se si, dove è effettivamente il risparmio?”.
Ma torniamo ai numeri. Noepoli ha una superficie di circa 50 km quadrati. Per scongiurare la soppressione deve raggiungere i 1000 abitanti. Gliene mancano 12. Come fare? “Il nostro comune conta ben 1270 elettori- spiega il sindaco- rappresentati dalla popolazione che si trova all’estero. Stiamo cercando di contattare loro. Ma non solo. E’ scattata una gara di solidarietà che non mi aspettavo. Ci sono persone amiche, di altri paesi lucani, che mi hanno proposto il cambio di residenza. C’è un commerciante calabrese, che viene qui a vendere il pesce, disposto a trasferire a Noepoli la residenza sua e della sua famiglia. Esistono nuclei familiari che abitano nelle zone rurali di Noepoli, pur avendo la residenza in altri comuni limitrofi e li stiamo già contattando.
Ci muoveremo entro la fine del mese di Settembre, perché sembra che occorra far trovare tutto pronto entro il censimento 2011 di ottobre. Altre voci dicono che potrebbe esserci una proroga. Ma, di questi tempi, meglio non rischiare”.
Il comune di Noepoli, come altri in Basilicata, stava già ragionando sulle aree programma e sulla necessità di consorziarsi con altri comuni limitrofi. “Ma è diverso- dice Esposito- pensare di consorziare i servizi, mantenendo comunque i presidi”. Perché i risparmiatori esistono già nei piccoli comuni. E poi, conti alla mano, se Noepoli perdesse lo status di Comune, quanto sarebbe effettivamente il risparmio? “All’anno- dice il sindaco- si risparmierebbero appena 17mila euro”. Che, sempre conti alla mano, sarebbero pochi spiccioli in più di quello che i nostri parlamentari guadagnano in un mese.
Il Governo fa i conti in tasca ai Comuni? E i Comuni, sul piede di guerra, li fanno al Governo. Una delle più agguerrite, simbolo anche perché sindaco di un Comune piccolo, anzi piccolissimo, ma ricco di peculiarità culturali, è Anna Santamaria di San Paolo Albanese. “Faremo di tutto- dice- per protestare contro questa manovra. A noi, che abbiamo un’opposizione che si è presentata sotto il simbolo di “Berlusconi per San Paolo” e che abbiamo un concittadino senatore Pdl (Salvatore Mazzaracchio), devono proprio spiegare cosa questo Governo stia facendo per scongiurare una crisi che fino all’altro giorno per la propaganda politica non esisteva nemmeno. A noi chiedono di tagliare e loro non si preoccupano neanche di accorpare referendum e amministrative”. Appena 328 abitanti, San Paolo Albanese ha già pensato bene di accorpare alcuni servizi. “Come la guardia medica- spiega il sindaco- che manteniamo assieme a Cersosimo nei giorni festivi. Una domenica da noi e l’altra a Cersosimo. Decisione difficile, ma l’utenza era effettivamente poca e qualcosa bisogna pur fare”. Il risparmio, il sindaco, lo intende così: l’organizzazione, la divisione dei compiti, l’accorpamento razionale. Insomma, “il contrario della manovra del Governo”. Proprio di manovra si parlerà in un consiglio comunale che il sindaco vuole indire per i primi di settembre, Prima ci saranno le manifestazioni in Basilicata e sotto Palazzo Chigi, alle quali Santamaria intende partecipare. “Per far sentire la nostra voce-dice- perché non è più possibile che si chieda sempre ai piccoli di fare sacrifici, quando in realtà è la nostra casta politica ad essere responsabile della crisi economica”. “Noi ci appelliamo- continua- all’articolo 6 della Costituzione Italiana che sancisce la tutela, da parte della Repubblica, delle minoranze linguistiche. Esistono fondi ministeriali per questo, che qui non arrivano. Perché?”. “Stiamo ritornando all’epoca fascista- continua- gli amministratori ritorneranno ad essere podestà, senza una Giunta, né un Consiglio, con chi si confronteranno? Secondo il decreto i sindaci dei comuni accorpati, dovranno unirsi a loro volta ed eleggere un rappresentante. E i dipendenti che fine faranno? Quanti posti di lavoro si perderanno? Il problema non è dei piccoli comuni, che esistono da secoli; il problema è nelle zone alte, che non vengono mai toccate. I piccolo paesi sono anche e soprattutto, importanti preside nei nostri, spesso vasti, territori”.
E’ stato uno dei primi sindaci, dopo aver saputo del decreto, ad agire a mezzo stampa e chiamando a raccolta i 24 colleghi lucani (con i quali ha intenzione di mettere in piedi un Consiglio Comunale congiunto affinché venga deliberata l’incostituzionalità del decreto e la richiesta ufficiale di una revoca). Pietro Gulmì è il primo cittadino di Cersosimo: 847 elettori (compresi quelli all’estero), poco più di 700 abitanti. “Anche se- dice- questi dati demografici sono incerti fino al prossimo censimento”. Ma il censimento non si può aspettare. Occorre agire prima. E l’azione, per Gulmì, non sembra tanto quella di trovare rimedi e, soprattutto, “nuove residenze” (nel suo caso almeno 300). Lui il decreto vuole combatterlo, perché “va contro la legge e perché non sono i piccoli comuni la causa della crisi, anzi”. Per lui parlano i numeri: nei 1900 comuni che non arrivano a 1000 abitanti esistono 20.900 amministratori. “E non 54mila come si preoccupa di dire Calderoni”). “Calcoliamo le indennità dei sindaci (circa 2 milioni e mezzo) dei vice sindaci (circa 380mila euro), degli assessori (506mila euro) e dei consiglieri (1 milione e 410mila euro circa). Arriviamo a circa 5 milioni di euro, vale a dire il costo che l’Italia affronta per pagare 11 onorevoli. E se pensiamo che il decreto prevede ancora la figura del sindaco che, anzi, acquista maggiori poteri che mettono anche a rischio la democraticità del sistema, non occorre un mago per capire che il risparmio, in realtà, non bisogna cercarlo nei piccoli comuni, che sono anche importanti presidi territoriali”. “Un sindaco eletto- continua- deve saper rivolgersi a tutti i cittadini ed a tutte le parti politiche e soprattutto deve sapere mettere al centro del proprio operato la volontà di lavorare con il corpo intermedio associato dei comuni siano essi grandi o piccoli, con il pluralismo che bene caratterizza le nostre comunità. Sicuramente non sono i piccoli Comuni la causa del dissesto finanziario del Paese, e sicuramente non è eliminando con un golpe legislativo le amministrazioni locali che si risolveranno i problemi di bilancio dello Stato. Se passa il decreto torneremo semplicemente indietro di un secolo, con il sindaco che diventa podestà, che ha tutti i poteri che può avere un commissario prefettizio ma che non garantirà più la democraticità e il contatto con la gente”.
Mariapaola Vergallito
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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