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| Pertusillo, inquinato per il depuratore |
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17/08/2011 |
| L’Ehpa e l’Oipa hanno identificato alcune delle fonti del grave inquinamento microbiologico delle acque della diga del Pertusillo in Val d’Agri, dovuto a depuratori non funzionanti. Con le analisi del 20 maggio 2011 l’Ehpa (Associazione per la Tutela della Salute e dell’Ambiente di Basilicata) in collaborazione con le Guardie Eco-Zoofile Oipa di Potenza, aveva documentato il preoccupante inquinamento microbiologico dell’acqua del Pertusillo, destinata a consumo umano per Puglia e Basilicata (tramite successiva potabilizzazione). Nelle analisi era stata riscontrata una elevata presenza di Coliformi e Streptococchi fecali e di Escherichia Coli, batteri tipici degli scarichi fognari.
Lo scorso 12 agosto il tenente di Polizia Giuseppe di Bello dell’Ehpa, il coordinatore delle guardie ecozoofile Roberto Tedesco e il volontario Giovanni Boezio dell’Oipa, hanno proceduto ad un accertamento in località San Giovanni Lagarello nel Comune di Paterno, dove è ubicato il depuratore delle acque reflue. E’ stato documentato con foto e video che dal depuratore fuoriesce una enorme quantità di reflui fognari non sottoposti a processo di separazione e depurazione. Dal depuratore proviene un tubo la cui parte finale scarica in un canale in cemento a cielo aperto che termina nel fiume Agri; il fondo e le spondedel canale sono interamente ricoperti di reflui fognari, indice di un mal funzionamento che durerebbe da tempo. Ne consegue che i reflui fognari non trattati, dopo essere stati immessi nel Fiume Agri ed averne inquinato le acque, raggiungono poi l’invaso del Pertusillo.
Nel corso dell’accertamento sono stati individuati anche allacci sul canale di scolo fognario di tubi per l’irrigazione, ad indicare che gli agricoltori si servono direttamente dagli scarichi, invece di prendere le acque per l’irrigazione dalle centraline ubicate dall’Acquedotto Lucano, che da notizie acquisite risulterebbe essere il gestore del depuratore di Paterno. Si auspica un intervento tempestivo delle istituzioni preposte, perché questa situazione non permette di garantire in modo sicuro e costante la pulizia e la salubrità delle acque erogate alle popolazioni (che vengono potabilizzate), come disposto dal Decreto legislativo n. 31 del 2 febbraio 2001, modificato e integrato con successivo D. Lgs. 27/2002, che all'art. 4 afferma in primo luogo che «le acque destinate al consumo umano devono essere salubri e pulite».
E ancora «le acque destinate al consumo umano non devono contenere microrganismi e parassiti, nè altre sostanze, in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana». |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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