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Risparmiatori lucani, un'attesa in trincea

16/08/2011



Tanta paura ma perdite reali contenute per il risparmiatore medio potentino nei giorni dell'ultimo crollo della Borsa. Anche a Potenza, come testimoniano gli addetti al settore titoli di alcune banche locali, non sono mancate le processioni agli sportelli di risparmiatori allarmati dai continui tonfi di Piazza Affari e delle altre borse europee e mondiali. Ma generalmente il risparmiatore potentino, nonostante la paura di perdere il proprio gruzzoletto, non si è lasciato travolgere dagli eventi ed è rimasto ad aspettare, in attesa di tempi migliori. Che, del resto, viste le chiusure in positivo degli ultimi due giorni lavorativi della borsa, in parte sembrano essere già arrivati.

Le fluttuazioni della borsa, in ogni caso, nella maggior partte dei casi hanno interessato soltanto marginalmente il risparmiatore medio potentino, soprattutto per la scarsa propensione del popolo lucano a spregiudicate speculazioni di borsa. Con il responsabile dell'ufficio titoli di una banca potentina, che per ovvie ragioni di riservatezza preferisce rimanere anonimo, abbiamo provato a tracciare l'identikit del risparmiatore medio potentino.
«Si tratta – ci spiega – di una persona con un capitale di cinquanta, al massimo centomila euro, che nella generalità dei casi non ha propensione per gli investimenti in borsa, ma preferisce i titoli di Stato e l'obbligazionario bancario. Gli investitori con un portafoglio più alto e che giocano abitualmente in borsa sono davvero pochi. Si tratta, in ogni caso, di persone che si rendono ben conto del rischio delle fluttuazioni. Anzi, proprio negli ultimi giorni, qualche investitore particolarmente esperto ha già potuto piazzare qualche buon colpo, viste le utlime chiusure positive e il grande recupero che hanno avuto molti titoli».

Non si può dire, comunque, che la crisi non abbia avuto delle ricadute anche sul piccolo e medio risparmiatore potentino che, come i suoi «colleghi » del resto d’Italia, vedrà i suoi ricavi «dimagrire» a causa della tassazione su tutti i titoli decisa dallo Stato. La ritenuta fiscale, che prima ammontava al 12.50 per cento, rimarrà ferma allo stesso livello soltanto per i titoli di Stato, mentre per tutti gli altri, compreso l’obbligazionario bancario, salirà al 20 per cento. Molti risparmiatori, quindi, avranno la sgradita sorpresa di trovare la prossima cedola alquanto «dimagrita».

Giovanna Laguardia
la gazzetta del mezzogiorno



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