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| Colobraro :la superstizione diventa spettacolo |
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14/08/2011 |
| Colobraro, piccolo centro della provincia di Matera, in Basilicata, è un paese che porta la nomea di innominabile perchè, dicono, porti sfortuna. Su questa maldicenza, però, il primo cittadino Andrea Bernardo, con tanta intraprendenza ci ha costruito una fortuna per tutti inventandosi cinque appuntamenti teatrali, lungo tutto il mese di Agosto, dal titolo “Sogno di una notte…. a quel paese”. Infatti, attraverso un percorso teatralizzato, pieno di ironia, si narra come e perchè è nata la leggenda secondo cui nominare Colobraro porti sfortuna sfatando, così, la nomea di paese “porta iella”. Il sindaco ha voluto precisare che “l'idea è nata, soprattutto, per gioco, per sfatare tale diceria che, purtroppo ci portiamo addosso da molto tempo; certo sfatare, giocare con la superstizione serve ad esorcizzare tale nomea; io penso che su Colobraro proprio perchè è nata questa diceria nessuno dei miei concittadini è superstizioso però, devo riconoscere che l'illuminismo non è arrivato al sud e, come è stato per l'illuminismo napoletano, per cui anziché fare della razionalità un suo indice, si dice -non è vero ma ci credo- oggi nel 2011 tutti parlano di questa nomea e tutti dicono riferendosi a Colobraro, -non è vero ma ci credo- e noi ci giochiamo e tutti vengono a vedere se è vero o non è vero”. Lo spettacolo si svolge nei suggestivi spazi del centro storico e rappresenta diversi rituali ripresi dalla rilettura antropologica del passato di questa comunità portato alla luce da Ernesto De Martino; con la direzione artistica di Giuseppe Ranoia, con la presenza dei 23 teatranti, tutti giovani e bravi e di Maria Mattiotta e Rosanna Bastanzio che insieme ad Elena Di Napoli ne curano l'organizzazione. Riproposizione, dunque, dei rituali tipici della legatura d'amore, del malocchio e di un mondo magico popolato da fattucchiere, erbe magiche, e preparati indicibili. In questo modo l'immeritata fama di Colobraro diventa un modo per promuovere i suggestivi scorci di un borgo dalle mille bellezze. Così sono tanti i turisti che rimangono affascinati dal paese che non si può nominare.
Vincenzo Terracina |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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