|
| Terranova di Pollino: due giorni dedicati alla Carosella |
|---|
2/08/2011 |
| “Io le mie braccia, Dio ci mette il resto”. E’ stato questo celeberrimo verso del Pascoli lo slogan principale che ha accompagnato la prima edizione della “festa delle bionde … spighe” che si è tenuta a Terranova di Pollino il 29 e il 30 luglio scorso. La manifestazione, organizzata dalla pro loco di Terranova in collaborazione con l’ALSIA (Agenzia lucana di sviluppo e innovazione in agricoltura) e il comune, ha visto come principale protagonista la farina carosella, tipica delle aree del Pollino, che assume il proprio nome dalla particolarissima conformazione della spiga formata da ariste piuttosto corte. Nel pomeriggio di venerdì 29 si è tenuto presso la villa comunale un incontro, dove, attraverso canti, poesie e racconti, si è sottolineata l’importanza che il grano ha avuto e ancora oggi ricopre nella nostra società, dal punto di vista alimentare, sociale ed economico. Al convegno è intervenuto anche il responsabile dell’ALSIA, dott. Cerbino, che ha evidenziato quanto sia effettivamente importante una stretta collaborazione tra i diversi produttori al fine di valorizzare e propagandare sempre di più questo prodotto, in vista anche della candidatura del grano “carosella” al riconoscimento di prodotto DOP (denominazione d’origine protetta), cammino iniziato nell’ottobre del 2009 con la costituzione dell’“Associazione per il riconoscimento della farina carosella del Pollino”. La serata è stata poi allietata dal gruppo teatrale “il gafio” di Valsinni che ha presentato un’encomiabile e divertente versione rielaborata dell’opera “la mandragola” di Niccolò Machiavelli, particolarmente apprezzata dal pubblico. La giornata del trenta si è aperta invece con la sublime dimostrazione della mietitura di un campo di carosella presso l’agriturismo “la Garavina” in località Casa del Conte. Qui esperti mietitori, a suon di falce e muniti di “cannelli” (canne appuntite a fischietto che s’infilavano alle dita per preservarli da eventuali falciate) e “vantera” (grembiule di pelle di pecora), hanno comprovato ai più giovani, fortemente interessati, l’antico processo di mietitura. Dopo l’immancabile e tradizionale colazione a base di “ciambottella” e buon vino, le “gregne” (ossia le fasce di spighe opportunamente legati con giunchi o steli di frumento), caricate sulla “traglia” (rudimentale carrello di legno trainato dai buoi), sono stati portati in corteo per il paese, accompagnate dal mistico suono della zampogna. Nel pomeriggio, inoltre, sempre nella villa comunale, si è potuto assistere ai peculiari processi di “pisatura” (trebbiatura tradizionale con asini) e di “ventilatura” (separazione dei chicchi di grano dalla pula). Il momento indubbiamente più affascinante è stato la rappresentazione, a cura dei mietitori di San Giorgio Lucano, della “danza del grano”, un ballo a carattere pantomimico che risale a pratiche pre-cristiane. Una manifestazione, dunque, che ha coinvolto giovani e anziani, tutti spinti da quella voglia di ritornare, almeno per qualche giorno, a quel mondo antico, fatto di miseria e di umiltà, dove, però, regnava immutato quel rapporto diretto con la terra e con il proprio Dio, racchiuso magari in un chicco di grano, eternamente onorato e rispettato, in quanto perenne simbolo della fertilità e inevitabile emblema della vita … L’appuntamento dunque all’anno prossimo sempre più numerosi … Ad maiora semper.
Mario Golia
mariogolia@hotmail.it
|
CRONACA
SPORT
|
Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
 |