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| L’incredibile storia di Laura Puppo sballotata in tre ospedali per un esame |
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27/07/2011 |
| Si rimane sgomenti, quando si sente parlare di malasanità nei telegiornali o sui quotidiani, ma quando capita ad uno di noi o ad un parente o amico, dallo sgomento purtroppo si passa alla rabbia. L’ultimo caso di malasanità è capitato alla signora Puppo Laura, ottantaduenne di Chiaromonte, da anni costretta sulla sedia a rotelle, diabetica e con le convulsioni sempre in agguato come gli avvoltoi. La signora Laura ne ha viste tante, e se non fosse per il suo carattere forte che la lega alla vita oggi non sarebbe qui a raccontarci la sua disavventura che ha voluto venisse pubblicata sulle colonne del “Quotidiano della Basilicata”. Tutto ha inizio mercoledì 13 luglio. La signora si sente male e viene ricoverata d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni” di Chiaromonte. È molto debole e per sicurezza viene trattenuta per accertamenti nel reparto di medicina. Dopo averla tenuta sotto controllo per qualche giorno, venerdi 15, gli comunicano che mercoledì 20 dovrà sottoporsi ad una Tac all’Ospedale di Lagonegro. Tenace come sempre ma sofferente, la signora Laura il giorno 20 a mattina, viene messa in ambulanza e si parte alla volta di Lagonegro. Ad accompagnarla dietro l’ambulanza con la sua macchina c’è il figlio. Rigorosamente digiuna e senza aver bevuto acqua inizia il viaggio. Per evitare l’autostrada, da mesi impraticabile, si percorre il giro lungo tra stradine piene di buche e curve. Dopo 4 ore circa finalmente l’arrivo a Lagonegro. Qui inizia l’odissea. Dopo che l’ambulanza riesce ad entrare nell’ingresso del Pronto Soccorso, la signora Laura viene accompagnata nel reparto dove dovrebbe fare la Tac. Uno dei medici presenti nella sala, rivolgendosi al figlio, gli chiede cosa sono venuti a fare visto che il servizio Tac non funziona da più di una settimana. Dopo le spiegazioni, il medico gli fa sapere che la Direzione Sanitaria di Lagonegro è da una settimana che ha avvisato i plessi della zona che il servizio Tac è guasto e che l’Ospedale di Chiaromonte era perfettamente all’occorrente di questa situazione. Sale il nervosismo, ma parlare di chi sia la colpa al momento passa in secondo piano. La signora Laura necessita di una Tac e anche urgente. È agitata, deve andare in bagno e ancora non ha fatto colazione. Poco tempo dopo, si scopre che i pazienti per le Tac vengono mandati all’ospedale di Villa D’agri. Anche il figlio della signora Laura chiede espressamente che sua madre venga strasportata nella stessa struttura. La risposta dei medici di Lagonegro è negativa. La signora Laura, secondo l’iter burocratico, dovrebbe ritornare a Chiaromonte e prenotare per la settimana prossima. Qui scatta la rabbia e i toni incominciano a farsi aspri. Davanti l’evidente agitazione del figlio, che minacciava di chiamare i Carabinieri, si è deciso di mandare urgentemente la signora Laura all’Ospedale di Villa D’agri. Altro giro e altra corsa. Sotto le ore di punta, a 40 gradi all’ombra e senza aria condizionata nell’ambulanza ci sono volute altre ore per arrivare a Villa D’agri. Visibilmente stanca, disidratata e in evedente stato confusionale, la signora è stata subito ricoverata d’urgenza e messa sotto flebe prima di essere sottoposta a Tac. Qui sono stati riscontrati rapporti umani eccellenti e ottima professionalità da parte di medici e infermieri. Subito dopo il rientro a Chiaromonte, dove tutt’ora è ricoverata nel reparto di medicina. Ora bisogna accertare di chi evidentemente è la responsabilità. «Per comunicare si capivano più gli indiani con i segnali di fumo – dice il figlio della signora Laura – e non adesso, dove nell’era della globalizzazione la comunicazione è pari a zero». Ora ci si chiede quanti casi simili non sono stati denunciati alle forze dell’ordine o segnalati alla stampa? Le ambulanze, in effetti, tutti i giorni fanno avanti e indietro tra Chiaromonte e Lagonegro, impiegando uomini, mezzi e sperperando soldi inutili visto che i risultati sono questi. Il caso sicuramente farà suscitare opinioni contrastanti e la guerra tra i 2 ospedali diventerà ancora più aspra. Di sicuro la faccenda richiederà risposte chiare e immediate cominciando proprio dai massimi dirigenti Asp, anche se la signora Laura e il figlio non si accontenteranno di semplice scuse.
Lucio Vitale
Il Quotidiano della Basilicata
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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