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| «Ateneo lucano», ricerche d'eccellenza e carriere lente |
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21/07/2011 |
| «I dati fotografano un ateneo con un’ottima ricerca, una buona didattica offrendo un livello occupazionale eccellente». Con queste parole il rettore dell’Università della Basilicata, Mauro Fiorentino, commenta i dati pubblicati dal Sole 24 Ore, che vedono il piccolo ateneo lucano collocarsi al 40esimo posto, nella seconda metà della classifica, tutta monopolizzata delle università del Centro-Sud. L’indagine rispecchia il quadro attuale dell’Università della Basilicata che dal 2003-2004 continua a confermarsi un polo di eccellenza nella ricerca collocandosi ai primi posti, con un buon tasso di occupazione a tre anni dal raggiungimento del titolo, per poi esprimere le sue peggiori performance in quell’ultimo posto per la laurea nei tempi.
«Un dato negativo - spiega Fiorentino - correlato alla qualità degli studenti in ingresso e alla qualità delle loro carriere. In sostanza attraiamo pochi talenti e le carriere sono più lente. Insomma nell’Università lucana entrano anche ragazzi meno bravi e meno motivati e questo si ribercuote sul numero di abbandoni e sulla lentezza nelle carriere. Se avessimo i migliori in ingresso, questo si ripercuoterebbe anche sul risultato».
Ma i migliori vanno via, preferiscono iscriversi ad altre Università più gettonate. «È la storia di sempre - aggiunge il rettore - i migliori vanno fuori, quelli del Sud vanno al Nord e quelli del Nord magari vanno all’estero. Sicuramente a fare la differenza sono anche i servizi. Non siamo attrattivi come sistema, se riuscissimo a migliorare in questa direzione, i nostri studenti sarebbero anche invogliati a evitare il disagio di un trasferimento in un’università fuori regione».
Insomma, l’invito del rettore è agli studenti migliori della Basilicata. «I giovani lucani si devono impossessare della loro università, devono frequentarla, devono iscriversi anche i migliori e anche quella fetta di studenti appartenenti alle famiglie più agiate che puntano alle grandi Università fuori regione, tra le 200 università migliori al mondo non ce n’è nessuna italiana, del resto. Allora i nostri talenti devono fermarsi in Basilicata e dimostrare che non è vero che andar fuori ripaga». Lo conferma la qualità della ricerca e la produttività scientifica dell’Ateneo lucano. Quanto alle tassazione è tra le più basse. Ma un forte sostegno arriva dalla Regione che con i fondi delle royalty contribuisce a una quota tra il 25-30% dei finanziamenti ordinari.
Luigi Ierace
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
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