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| Si ripete il miracolo di Santa Sinforosa |
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19/07/2011 |
| È avvenuto intorno alle 12.40. A distanza di due anni dall’ultima volta, il «miracolo» della liquefazione del sangue di Santa Sinforosa si è ripetuto. Questa volta in coincidenza con la visita di monsignor Francesco Nolè, vescovo della diocesi di Tursi – Lagonegro. Il «miracolo» è avvenuto ieri mattina, poco dopo la fine della messa durante la quale la santa viene spostata dall’altare laterale situato nel transetto destro del duomo dei santi Pietro e Paolo all’altare maggiore. Era dal 1952 che un vescovo non presiedeva questa funzione.
Prima di tornare in sagrestia il vescovo e il parroco di San Chirico, don Antonio Caputo, si sono avvicinati alla nicchia dove si trova la teca. Don Antonio l’ha presa e l’ha capovolta. Il sangue non si era ancora sciolto, si è sciolto proprio in quell’istante. «Sentivo che qualcosa sarebbe successo», ha detto monsignor Nolè dopo l’evento. Facile immaginare la sua commozione e quella di don Antonio. «Un segno di benevolenza – ha aggiunto monsignor Nolè ancora emozionato -. La santa è contenta del suo popolo e del suo parroco che camminano nella fede».
Il presule è rimasto colpito anche dalla numerosa partecipazione di fedeli al rito della traslazione: «Un bel bagno di fede e di devozione religiosa». L’annuncio del «miracolo» è stato dato, come da tradizione, con il suono delle campane del duomo. La gente che pochi minuti prima era uscita è tornata in chiesa. «Santa Sinforosa è viva in mezzo a noi», ha detto Vittoria Belladonna, una parrocchiana. L’emozione è sempre molto forte anche per il sindaco, Claudio Borneo: «È un avvenimento che riempie le nostre anime di gioia perché è di buon auspicio».
Tre anni fa Santa Sinforosa avrebbe ridato l’uso delle gambe a una ragazza di Potenza, poco più che ventenne. Era paralitica. Tra i miracoli che vengono attribuiti alla santa, quello della prodigiosa guarigione di una bambina muta e paralitica alla quale Santa Sinforosa diede un pezzetto di zucchero (metà ‘800).
Pino Perciante
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
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