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| Giro di «mazzette» per l’assegnazione di alloggi popolari |
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9/07/2011 |
| L’architetto, Pina, Pasquale della chiesa e i funzionari del Comune. C’era una trattativa in corso per l’assegnazione di un alloggio dell’Ater e, in una conversazione intercettata dai carabinieri del Ros (il raggruppamento operativo speciale) di Potenza, il ragioniere Domenico Capoluongo - che in quel momento era indagato per un giro di truffe alle finanziarie - ne parla in modo sospetto al telefono. Fa riferimento a quelle persone che, ora, gli investigatori stanno cercando di identificare.
I carabinieri del Ros sospettano che «il ragioniere realizzi indebite assegnazioni di alloggi Ater mediante l’intermediazione di dipendenti comunali compiacenti». Capoluongo illustra al suo interlocutore le successive fasi dell’operazione dal notaio, «eccepisce - annotano i carabinieri - delle irregolarità non chiare relative al pagamento di una somma di denaro, paventando il pericolo di eventuali controlli». Ecco cosa dice Capoluongo: «Quelli se mi fanno un controllo... a che titolo lei ha fatto per conto di Piro i bonifici sulla... ci arrestano tutti quanti». Poi aggiunge: «Hai fatto arrabbiare l’architetto... perché ho telefonato sempre a Pina... Pasquale della chiesa... mi ha detto: “Domenico, se è per me, loro possono pure entrare ora. È inutile che chiami a Pina centomila volte per andarti a prendere l’atto”... ma se non c’è l’allegato... se non è ritornata controfirmata dal Comune». L’interlocutore di Capoluongo vuole entrare in possesso dell’immobile e insiste. Capoluongo chiede: «A chi bisogna fare l’assegnazione provvisoria degli immobili di 65? Ma quella nuova a chi la dobbiamo fare?». L’interlocutore risponde: «A mia moglie, se è pulito, il discorso che hai fatto il movimento là». Per i carabinieri del Ros «il colloquio mette in luce aspetti non trasparenti». Mazzette? È quello che gli investigatori stanno cercando di accertare.
Fabio Amendolara
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
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