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Erbicida inquinanti sulle strade, sotto accusa Anas e Acta

26/06/2011



Operai, spesso senza mascherina, intenti a irrorare il verde ai bordi della strada con un non meglio precisato prodotto liquido. In questi giorni c’è una massiccia «offensiva» contro le erbacce. Dentro e fuori la città. Erba secca e gialla al posto del verde. Ai lati delle arterie, da un paio d'anni a questa parte, assistiamo ad un irreale rinsecchimento della vegetazione: il giallo persistente che «accompagna» l’asfalto è causato dai diserbanti che vengono utilizzati per semplificare e ridurre i costi delle operazioni di decespugliazione. Intendiamoci, pulire gli argini delle arterie è necessario, ma occorre soffermarsi sulle metodologie.

Nei giorni scorsi, sempre sulla Gazzetta, abbiamo riportato la polemica di Legambiente che punta il dito contro l’uso, da parte dell’Anas, di un diserbante molto potente a base di «glyphosate». Un erbicida che rischia di produrre effetti devastanti sui terreni. Secondo Legambiente, in particolare, utilizzare il glyphosate, prodotto da diverse aziende e la cui versione più diffusa è il Roundup della Monsanto, anche se autorizzato, è comunque potenzialmente pericoloso per gli addetti i lavori e per tutti coloro che si trovano nei pressi della zona trattata, ma può avere conseguenze molto gravi sulle falde acquifere.

Anche in Basilicata, come nel resto d’Italia, le segnalazioni dei cittadini, le prese di posizione di associazioni ed istituzioni sono in continuo aumento, così come la preoccupazione per l’uso di queste sostanze. È necessario - secondo Legambiente - un intervento dei ministri dell’Ambiente e dei Trasporti che devono vietare all’Anas di utilizzare questo veleno che può mettere a rischio la salute pubblica. E lo stesso discorso vale per Autostrade Spa, Ferrovie e altri enti gestori che negli ultimi anni hanno preso l’abitudine di usare i diserbanti per semplificare e ridurre i costi delle operazioni di decespugliazione. Diserbare i bordi stradali, secondo Legambiente, non presenta nessun vantaggio: non limita in alcun modo il numero degli interventi in quanto non elimina la necessità delle operazioni di sfalcio, arreca danni gravi alla vegetazione e provoca la scomparsa locale di numerose specie animali e rende obbligatorio l’intervento anche negli anni successivi, in quanto le fasce denudate se non più trattate vengono invase da specie vegetali annuali più aggressive.

Anche l’Acta, l’azienda che si occupa della pulizia e dello smaltimento di rifiuti a Potenza, utilizza un diserbante, un prodotto chimico che «annienta » le erbacce, quelle che non si riescono ad estirpare attivando un normale tagliaerbe. «Ma - dice Domenico Iacobuzio, presidente dell’Acta - lo usiamo solo in alcune zone e in quantità molto limitata. Si tratta - spiega Iacobuzio - di un prodotto approvato dal Ministero che ne ha certificato la sicurezza. Non danneggia né persone, né animali». Le rassicurazioni, però, non convincono gli ambientalisti che insistono: quegli intrugli chimici producono effetti negativi anche a distanza di decenni. E se è vero che ne viene utilizzato una quantità contenuta, è pur vero che anno dopo anno la goccia di «veleno» diventa un fiume.

Massimo Brancati
la gazzetta del mezzogiorno



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