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| Omicidio Barnett l'accusa «smonta» gli alibi di Restivo |
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23/06/2011 |
| L’obiettivo: smontare l’alibi di Restivo. Cosa ha fatto la mattina del 12 novembre 2002 quando la sarta Heather Barnett è stata uccisa nella sua abitazione? Gran parte dell’udienza di ieri al processo di Winchester è stata dedicata a questo aspetto. Il Pm Michael Bowes ha ricostruito la giornata: la donna è morta tra le 8.40 e le 9. Restivo ha il biglietto di un autobus, che consegna agli investigatori di Scotland Yard, obliterato alle 8.44. Secondo il Pm inglese «Restivo avrebbe conservato il biglietto proprio per precostituirsi un alibi». Ma - è la ricostruzione dell’accusa - dopo averlo timbrato sarebbe sceso alla prima fermata e avrebbe raggiunto la casa della Barnett alle 8.55, in tempo per commettere il delitto e trovarsi a Charminster Road alle 9.24, dove una telecamera di sorveglianza ha ripreso un uomo non identificato che si aggirava con fare sospetto, cercando di sistemarsi un giubbotto di pelle che sembrava aver appena indossato.
Anche il registro della Nacro smentirebbe l’alibi di Restivo. Per l’accusa è falso che l’uomo cominciò ad usare il suo computer alle 9, come ha ribadito ieri, nel giorno del delitto.
L’analisi dell’hard disk, infatti, dimostra che il pc non è stato utilizzato dalle 9.09 alle 10.10. Solo dopo quest’ora risultano accessi a siti web italiani. Il registro d’ingresso, inoltre, fu falsificato. L’orario originale che riporta l’ingresso alle 10.30 è stato corretto con uno anticipato alle 9. Anche nell’udienza di ieri Restivo ha ribadito la sua versione: «Alle 10.30 mi sono ricordato di non aver firmato all’ora giusta e l’ho corretto, perché per il pagamento dell’assegno di sostegno (il corso alla Nacro è finanziato dal governo inglese e chi lo frequenta percepisce una indennità ndr) fa fede il registro». Il giorno dopo, però, ha sostenuto il Pm, Restivo firma alle 10.18: «La ricostruzione mostra chiaramente che l’alibi non regge». L’imputato ha continuato a negare, a citare la Nacro, a ribadire la sua ricostruzione dei fatti in cui si annidano contraddizioni e immancabili «non ricordo». Alla fine, dopo circa dieci ore di controesame, Bowes è «esploso»: «Lei qui s'inventa le cose: il suo è un esercizio di fantasia».
di Massimo Brancati
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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