|
| San Paolo Albanese a “Etnu 2011” |
|---|
17/06/2011 |
| Si è chiuso il terzo festival dell’etnografia “Etnu 2011” di Nuoro, dove la piccola comunità arbëreshe di San Paolo Albanese ha ottenuto un significativo successo che inorgoglisce il sindaco Anna Santamaria, Mosè Antonio Troiano, responsabile del museo, ma soprattutto i cittadini. Nello spazio espositivo sardo hanno fatto bella mostra antichi telai e incantevoli costumi, come il magnifico abito da gala femminile, composto da più parti: la “kesa”, la “Kamizolla” e altri componenti ricamati da preziose mani. Un risultato costruito da tempo, passo dopo passo, avendo nella mente e nel cuore il desiderio di guardare al passato, di capire se stessi attraverso la propria storia, storia di diaspore, ma anche di speranza. “In questa prospettiva- scrive Ferdinando Mirizzi- appariva chiaro come occorresse fare riferimento allo sfruttamento delle risorse culturali”. In quest’ottica si è messo sul campo una sapiente politica in campo di mostre e musei, capace di costituire una straordinaria occasione di incontro e conoscenza, motivi di crescita sociale, senza dubbio, ma anche economica e civile. E Mirizzi, uno dei più stimati antropologi, professore all’Università della Basilicata e profondo conoscitore della storia di questa piccola comunità arbëreshe, tanto da rappresentarla a Nuoro, e tra i promotori di questa scelta, che guarda con attenzione alla storia, alla cultura, alle tradizioni, ma anche alle opportunità economiche per i giovani di questa comunità. Il museo, dunque, diventa itinerante, cultura e tradizione in movimento, oltrepassa il Tirreno e entra nella terra della civiltà nuragica. Un viaggio che porta necessariamente a guardarsi negli occhi, a confrontarsi sulle tracce dei propri padri, e assieme si vuole ridisegnare un percorso che guarda lontano. La cultura come scommessa, dunque, per dare speranza alle future generazioni. E da queste parti, dove l’occhio mira il mare in lontananza, e il verde dei boschi del Pollino ti aiuta a dare sostanza e forma alla propria esistenza, questa scommessa è partita negli anni Ottanta e Novanta dello scorso secolo, muovendo i suoi primi passi grazie al gruppo folkloristico di San Paolo, che allestì in alcuni edifici tre sezioni relative alla casa abitata, al ciclo della lavorazione della ginestra e alla preparazione del vino. “Era, in sostanza, il nucleo embrionale di quel museo della cultura arbëreshe che sarebbe diventato oggetto di una vera e propria scommessa da parte dell’Amministrazione comunale e del sindaco di allora, Annibale Formica”. Il progetto fu curato dal professore Giovanni Battista Bronzini. L’insigne studioso riteneva importante la nascita del museo, anche e soprattutto per lo sviluppo economico e sociale del paese. Oggi San Paolo Albanese, mondo di frontiera, diventa ambasciatore in Italia e all’estero di una cultura che ha radici profonde e lo fa attraverso visi scavati dal tempo, ritmi e profumi che ricordano i colori di una terra lontana.
Vincenzo Diego
|
CRONACA
SPORT
|
Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
 |