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| Quorum e "Si": La Repubblica cita anche il buon caso di Teana |
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14/06/2011 |
| Sono dunque validi, come si sa, i quattro referendum abrogativi per cui sono stati chiamati alle urne i cittadini, per tutti i quesiti è stato raggiunto il quorum.
L’ affluenza alle urne in Italia è stata alta , come lo è stata anche in Basilicata. In particolare à balzato agli occhi della cronaca, tra gli altri, anche il Comune di Teana, che è stato citato, infatti, anche dalla stampa nazionale. Ci sono stati certamente alcuni colpi di scena, o meglio delle diverse considerazioni sono state fatte a proposito del risultato del referendum, sorprendenti i dati del Veneto dove l’ affluenza ha sfiorato il 59%, ad Arcore i cittadini che si sono recati alle urne sono stati il 55,2%, Colpisce anche il risultato della Sardegna, con un'affluenza del 58,6% malgrado la popolazione si fosse espressa contro il nucleare meno di un mese fa. La capitale del "no" è Bergamo, dove i due quesiti sull'acqua sono stati bocciati dal 7,5 e dal 6,7% degli elettori, quello sul nucleare dal 9,8% e quello sul legittimo impedimento dal 7,7%. Anche i luoghi simbolo tradiscono Lega e Pdl. Partendo da lontano arriviamo a qualcosa che ci riguarda “ancora più da vicino”, infatti, oltre a queste località “topiche”, è stato fatto cenno anche al Comune di Teana, che compare tra le curiosità di questo referendum, ecco uno stralcio di un articolo di oggi apparso sul quotidiano La Repubblica: “A scorrere la classifica delle province con le percentuali di votanti più alte si scopre inoltre che nelle prime otto posizioni ci sono tutti i capoluogo sardi. Tra le curiosità anche una lunga serie di piccoli comuni, da Perinaldo (Imperia) a Teana (Potenza) dove i sì all'abrogazione della norma sulla privatizzazione dell'acqua hanno ottenuto il 100% dei voti. Su base provinciale comunque in nessuna parte d'Italia il "si" ai quattro quesiti è sceso sotto il 90% dei consensi”.
Maria Rosaria Rondinelli
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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