|
| Lavoro in Basilicata anno nero -5,7% |
|---|
14/06/2011 |
| Nel 2010 la diminuzione del 5,7 per cento dell’occupazione in Basilicata ha risentito molto dei dati negativi legati all’occupazione, con livelli superiori rispetto al Mezzogiorno e al resto d’Italia: di conseguenza anche le vendite al dettaglio (compresa la grande distribuzione) hanno continuato a registrare il segno negativo (quattro per cento), minore del 2009 (calo del 5,3 per cento), ma superiore al livello nazionale (meno 2,6 per cento). Il dato principale che emerge dal rapporto “L'economia in Basilicata nel 2010”, ha detto il direttore della filiale di Potenza di Bankitalia, Giancarlo Fasano, “riguarda quindi la differenza dei dati lucani dal trend, maggiormente positivo, del Sud e del resto del Paese, con un andamento ancora recessivo, anche se attenuato in termini di ritmo di diminuzione”: in questo senso è emblematico il dato relativo al Pil regionale ( meno 4,5 per cento) con una diminuzione di un punto rispetto al 2009 e opposto al livello medio nazionale (1,3 per cento) e meridionale (0,2 per cento), “e collegato per lo più alle esportazioni”.
In Basilicata, infatti, il protagonista principale del flusso dell’export è il settore dell’auto (meno 24,3 per cento), a cui si aggiunge un settore turistico “che ristagna” per soggiorni e spese. In questo contesto si inserisce anche l’aumento del credito erogato dalle banche alle imprese (3,2 per cento) e alle famiglie (5,9 per cento), con un livello complessivo di “sofferenze” sulla restituzione dei prestiti concessi di circa 65 mesi, rispetto ai 54 italiani e ai 57 meridionali. Restano, infine, “forti” i deficit infrastrutturali, in particolare per le reti di trasporto, con “un’accessibilità nettamente inferiore” alla media del Mezzogiorno, e con un indicatore di “interconnessione stradale”, cioè “i collegamenti con i mercati di sbocco nazionali”, secondo cui la Basilicata “non ha ancora raggiunto il livello dell’Italia del 1970”.
la gazzetta del mezzogiorno |
CRONACA
SPORT
|
Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
 |