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Tito diventa città, firmato il decreto

3/06/2011



Il sindaco di Tito, Pasquale Scavone, non nasconde la soddisfazione per il risultato raggiunto da Tito. Ma che cosa vuol dire aver ottenuto il titolo di città? «È un riconoscimento ufficiale che gratifica la cittadinanza, esalta il merito di una intera classe dirigente, premia l’impegno di tutta l’Amministrazione che la stessa cittadinanza ha scelto e che mi onoro di guidare con la massima responsabilità».

Centocinquant’anni di Italia unita e il primo di Tito città...
«È ancora più gratificante che questa data diventi traccia nella storia del nostro territorio in un anno importante per la cultura della nostra civiltà: il 150° Anniversario della Unità d’Italia».

Ha parlato, tra l’altro, di meriti di una classe dirigente. Questo riconoscimento è frutto di un lavoro di squadra?
«Certo. Devo ringraziare per quanto hanno fatto il prefetto di Potenza, Luigi Riccio, la Deputazione di Storia Patria per la Lucania nella persona del presidente Antonio Lerra, per aver fatta propria l’istanza dell’intero Consiglio comunale, avvalorando la proposta di contenuto storico istituzionale. Così come un ruolo importante ha avuto la classe dirigente locale negli ultimi decenni».

Insomma, non si tratta di una questione di nuovo status. Ma di coscienza di una storia...
«Esattamente. Il riconoscimento è avvenuto in una atmosfera e in un contesto particolari. Si è avvertita la necessità di considerare questa come una nuova e bella occasione, motivo di slancio e fiducia nelle cose che devono accadere. La Città di Tito ha affiorato nella sua storia i motivi di questa richiesta» .

Una storia fatta di uomini, spesso illustri...
«Sono numerosi i cittadini titesi che hanno, con il proprio contributo, nei vari e diversi ambiti del sapere e dell’operare, in tutto il mondo, arricchito il divenire di Tito. Menzionarli sarebbe dovuto, ma offuscherebbe il valore dei tanti cittadini semplici che, giorno per giorno, hanno aggiunto alla gloria delle “personalità” di spicco le qualità che rendono un luogo diverso da un altro rendendolo unico e persino attrattivo, quello che in breve definisce la nostra qualità della vita».

C’è una nuova consapevolezza?
«Dobbiamo recuperarla, conservare il meglio che ci è stato tramandato e dobbiamo anche progettare nel divenire la città, mettere al centro di questo obiettivo il cittadino, in un legame forte che accomuna le nuove generazioni alla città senza bloccarli, che faccia delle esperienze altrove motivo di sfida nel trasferirle nella propria comunità e che l’orgoglio di riuscire sia la vitalità del luogo che senza la “gente” rimane un posto qualsiasi. La Città di Tito, la città di tutti noi ha uno straordinario tessuto sociale che merita di essere incoraggiato e sostenuto nella realizzazione delle ambizioni, consapevoli che le stesse possono essere raggiunte solo con sacrificio ed impegno, i risultati la conseguenza delle responsabilità. A noi tutti l’orgoglio di aver elevato la nostra comunità a Città, a noi la responsabilità di farla continuare a crescere, esaltandone le qualità mai bastevoli, la storia lo insegna. Un risultato che Tito meritava».

la gazzetta del mezzogiorno



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