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Catene umane per fermare il nucleare anche in Basilicata

16/05/2011



Il Comitato Vota SI’ per fermare il nucleare promuove 10 catene umane lungo tutto lo stivale attorno ai siti delle ex centrali, ai siti di stoccaggio delle scorie e a quelli candidati a ospitare i nuovi impianti. Il 20 maggio in una conferenza stampa presso la sede della stampa estera, in cui parteciperanno rappresentanti autorevoli del movimento antinucleare internazionale, presenteremo l’iniziativa. Sotto sono elencati i 10 siti con le motivazioni.
I siti delle 10 catene umane
Saluggia (Vercelli-Piemonte)
Nel comprensorio nucleare di Saluggia hanno sede l'ex impianto di riprocessamento Eurex-SO.G.I.N. e il deposito temporaneo Avogadro di combustibile irraggiato, oltre che il futuro impianto Cerex di cementificazione dei rifiuti liquidi radioattivi stoccati presso l'Eurex. A Saluggia sono conservate 164 barre di uranio provenienti dalle altre centrali Italiane, 230 m3 di scorie liquide e 5 kg di plutonio. Il tutto a breve distanza dalla Dora Baltea e dal Po in piena zona ad elevato rischio di alluvioni, come già successo nel 1994 e nel 2000.
Caorso (Piacenza-Emilia Romagna)
La centrale nucleare di Caorso, entrata in funzione nel 1978 con 860 MW di potenza, è la più grande e più recente delle centrali nucleari italiane in funzione prima del referendum del 1987. Attualmente ospita ancora 8.700 fusti di rifiuti radioattivi di 1^ e 2^ categoria. È tra i siti più probabili per la costruzione di una nuova centrale nucleare.
Chioggia (Venezia-Veneto)
Il Veneto è una regione fortemente interessata dai progetti di costruzione di nuove centrali nucleari e dal deposito di rifiuti radioattivi. Chioggia è uno dei comuni di maggiore interesse per il ritorno dell'atomo, insieme a Legnago e la zona del delta del Po.

Montalto di Castro (Viterbo-Lazio)
A Montalto di Castro era in costruzione la quinta centrale nucleare italiana con due reattori di 982MW di potenza. Il cui cantiere è stato fermato nel 1988 a seguito del referendum e ai danni riportati nell'alluvione nel 1987, l'impianto è stato poi convertito in una centrale termoelettrica. Il nuovo programma nucleare italiano potrebbe ripartire dal vecchio progetto di costruire qui due reattori. A Montalto è presente una delle centrali fotovoltaiche più grandi d'Europa.
Borgo Sabotino (Latina-Lazio)
In questa frazione di Latina è stata posata nel 1958 la prima pietra della prima centrale nucleare operativa in Italia, in funzione dal 1964 al 1987. La centrale è stata oggetto di numerosi incidenti e malfuzionamenti. Ad oggi nell'impianto sono stoccati 950 metri cubi di rifiuti radioattivi, ed è in corso la costruzione di un deposito nei pressi della centrale.
Termoli (Campobasso-Molise)
Tra Termoli e Campomarino, presso la foce del fiume Biferno, è stata individuata una zona potenzialmente adatta ad ospitare una centrale nucleare. Il territorio è anche interessato dal progetto di un grande impianto di eolico off-shore.
Garigliano (Comune di Sessa Aurunca (Ce)-Campania)
Nel Comune di Sessa Aurunca è presente una delle 4 centrali dismesse. Entrata in funzione nel 1964, è stata oggetto di molti guasti tecnici, il più grave nel 1978, e raggiunta dalla piena del fiume Garigliano nel 1980, tanto che l'Enel dopo aver valutato gli elevati costi di riparazione, ne ha disposto la disattivazione nel 1982.

Nardò (Lecce-Puglia)
La costa tra Manduria e Nardò è stata identificata fin dal 1979 come zona idonea ad ospitare un impianto nucleare. Nel 2008 il Comune di Nardò si è dichiarato “territorio denuclearizzato”, come molti altri territori nella regione Puglia.
Scanzano Jonico (Matera-Basilicata)
Nel 2003 il Governo Berlusconi ha identificato Scanzano Ionico come luogo per la costruzione del deposito definitivo delle scorie nucleari italiane, con un processo decisionale che non ha visto il coinvolgimento delle autorità locali. La zona in realtà non è adatta per motivi geologici a tale deposito, e il progetto è stato abbandonato in seguito alle forti proteste della popolazione.
Palma di Montechiaro (Agrigento-Sicilia)
La costa agrigentina nei pressi di Palma di Montechiaro è oggetto di studio per la localizzazione di una centrale nucleare, per la disponibilità di acqua e la relativa stabilità sismica della zona.




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