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San Costantino e la Madonna della Stella. Ovvero: come il bene trionfa sul male

9/05/2011



Anche quest’anno la piazza di San Costantino Albanese, in occasione dei festeggiamenti della Madonna della Stella era gremita di gente, accorsa per assistere all’ accensione dei caratteristici Nusazit (pupazzi di carta pesta).
La festa, che è stata celebrata la seconda domenica di maggio, come di consueto, dopo una preparazione durata tre settimane, ha attirato numerosi turisti. Le celebrazioni liturgiche ordinarie sono iniziate alle 10: 00 e al termine delle quali ha avuto luogo la processione, che è giunta fino alla Chiesa della Madonna della Stella, ma non prima che la caratteristica tradizione dell’ accensione dei pupazzi avesse luogo. La folla attendeva trepidante l’ uscita della processione che è avvenuta pochi minuti dopo le ore 12:00. Al centro dell’ attenzione è la Madonna della Stella; in effetti, San Costantino è un paese di fede greco-bizantina, la statua era stata trasferita nella Chiesa parrocchiale tre domeniche prima e dinanzi ad essa è avvenuta come ogni anno, la tanto attesa accensione dei pupazzi. Questa tradizione risale probabilmente ai primi anni del 1900 e sarebbe stata introdotta da “Peppino Chiaffitella” ex colonnello dell’ esercito messicano, quando rientrò dal Messico, dove era emigrato. Essa ha da sempre attirato l’ attenzione di tanti visitatori, sia dei paesi limitrofi che di quelli più distanti e continua a farlo ancora oggi. I pupazzi sono stati posti su un palco, nella piazza principale del paese e posti di fronte alla Chiesa e alla Madonna, essi erano stati riempiti di polvere pirica e razzi al fine di generare un moto rotatorio e la loro detonazione finale.







I pupazzi rappresentano una coppia di sposi in costume albanese, due fabbri che lavorano all’ incudine e il diavolo bifronte. All’ uscita della processione sono stati fatti roteare con fuochi artificiali e infine fatti scoppiare. I primi che sono stati accesi, come di consueto, i due fabbri intendi a lavorare su di un’ incudine, hanno inscenato durante il loro moto il tipico e ritmico lavoro degli antichi fabbri; successivamente è stata innescata la miccia dell’ uomo vestito con il tradizionale costume con il cappello a punta e due forme di ricotta, ed anche lui dopo alcuni giri su se stesso è scoppiato; poi è stata la volta della donna vestita con lo splendido costume di gala albanese, durante il moto la variopinta gonna del vestito della donna si è aperto e ha mostrato tutta la sua bellezza e alla fine anche la donna è scoppiata; e come vuole la tradizione, per ultimo il Diavolo, raffigurato secondo l’ iconografia locale, ossia con due facce, quattro corna intrecciate, i piedi a zoccolo di cavallo e con in mano una forca e la catena del paiolo. Tutto è andato per il meglio, in una bella giornata di maggio, anche lo “scoppio” tanto atteso, forse il più atteso è avvenuto: il diavolo, dopo aver girato su se stesso è scoppiato. Il Diavolo, o più precisamente il suo annientamento, costituisce, infatti, probabilmente, un segno di buon auspicio e di felicità per il paese. Dunque anche questa volta, il bene trionfa sul male. Il resto della giornata è stato poi allietato dal suono della banda musicale e dalle musiche e dai canti di gruppi di suonatori, che hanno accompagnato la Madonna in processione, (la quale, tra l’ altro, viene portata a spalla dai devoti) e che hanno continuato a suonare per tutto il giorno con gli strumenti tradizionali del folclore popolare. Questi festeggiamenti sono stati, inoltre, preceduti da quelli del sabato sera, è stata infatti, portata tra la folla una forma di cavallo, munita di petardi che hanno sprizzato scintille e scoppiettii. Il lunedì successivo, il popolo devoto, ritorna alla Chiesa della Madonna dove viene celebrata la divina liturgia.
La caratteristica tradizione dei nusazit, che attira sempre, puntualmente, ogni anno tanta gente che assiste con grande partecipazione all’ evento, così come anche tutte le altre tradizioni che si tramandano inalterate da cinque secoli; la splendida Chiesa madre con le sue icone bizantine, l’ antica e affascinate lingua arbereshe, il folclore e i preziosi costumi tradizionali, costituiscono certamente un grande patrimonio storico e culturale, una grande ricchezza da custodire e tramandare.

Maria Rosaria Rondinelli
Lasiritide.it

foto: Rondinelli



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