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| Giovani Eccellenze Lucane: quale futuro? |
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8/05/2011 |
| Giovani eccellenze, lucane e pazienti. E’ il piccolo-grande esercito di professionalità altamente specializzate, che qualche anno fa furono chiamate a restare in Basilicata per far parte delle GEL, appunto.
Qualcosa di più di un acronimo; una scommessa, una speranza. Perché gli oltre 80 professionisti coinvolti, primi in puntuali e durissime selezioni, molti di loro con opportunità di lavoro anche fuori dall’Italia, hanno creduto davvero di potercela fare nella loro terra. E ci credono ancora. Come Franco Bernardo, senisese, 35 anni, in tasca una laurea con lode in Ingegneria Meccanica e un Dottorato di Ricerca. Anche lui, come molti suoi colleghi, ha partecipato al Concorso bandito dall’Enea e finanziato dalla Regione (selezioni durissime in cui i titoli valevano ben il 70%) e alla fine ce l’ha fatta. E’ risultato il primo, il più bravo, tra le figure professionali scelte sulla base dei titoli di studio per quelle che erano le tematiche di ricerca, le linee guida richieste dalla Regione Basilicata. Ventuno mesi (a partire dal febbraio del 2007) con un “assegno di ricerca” per fare il “lavoro dei suoi sogni”.
Una gran bella opportunità?
R-Si, diciamo che ho deciso di restare nella mia terra nonostante potessi avere altre opportunità. Dopo la laurea a Salerno, infatti, vinsi una borsa di studio. Destinazione: Stati Uniti. Nel frattempo, però, avevo fatto le selezioni in Basilicata ed era andato tutto bene. Non mi dispiacque restare nella mia Regione, a pochi chilometri da casa, perché credevo in questa opportunità di ricerca. Fare il ricercatore per me è prioritario e, da quel momento, potevo farlo nella mia terra”.
Cosa è successo dal 2007 in poi?
A febbraio di quell’anno è partita l’attività di ricerca e ho avuto anche modo di concludere il mio Dottorato. Io, in particolare, mi occupavo dello studio della saldatura laser su materiali non convenzionali. Una ricerca altamente apprezzata in Italia e all’estero. Nel novembre del 2008 finiscono i 21 mesi. Ma la ricerca, naturalmente, non era ancora finita.
A quel punto cosa accade?
R- Circa 5 mesi di oblio. Siamo rimasti orfani di Istituzioni e di Enti. Alcuni tra i miei colleghi sono andati via e hanno cominciato a lavorare in settori a volte poco attinenti ai lavori svolti come “GEL”. Poi sono arrivati i Voucher formativi. La Regione ci ha chiesto di presentare progetti di formazione individuando uno specifico tema. E’ stato così dal mese di maggio 2009 e per 24 mesi; da lì è partito un anno di stage a Roma, durante il quale ho lavorato su un progetto di automazione industriale in una ricerca che ha coinvolto anche la Fiat. In pratica si trattava di applicare soluzioni di intelligenza artificiale ai robot per consentire loro di riconoscere le componenti meccaniche per la realizzazione delle automobili. Ma, ad un anno dall’inizio della studio, il progetto non ha avuto gli sbocchi previsti.
Attualmente qual è la sua occupazione?
Attualmente continuo a seguire il progetto dell’intelligenza artificiale applicandola alle macchine per la saldatura al laser.Nel centro Enea esistono laboratori e attrezzature di livello ed è giusto che vengano valorizzate. Nel frattempo, da marzo 2010, abbiamo cercato ripetutamente di contattare gli organi istituzionali regionali, ma non abbiamo mai avuto risposte concrete e soddisfacenti. E fra 2 giorni, il 10 maggio, scadranno anche i famosi e ulteriori 24 mesi”.
Cosa chiedono le Eccellenze Lucane alle istituzioni?
Programmazione certa. Lungimiranza nell’attuazione. Certezza nei tempi. Perché alla fine di un percorso vogliamo sapere se siamo dentro o fuori. Vogliamo che ci vengano riconosciute le esperienze fatte da 4 anni a questa parte nello stesso modo in cui vengono riconosciute le esperienze lavorative di chi si è laureato nello stesso nostro giorno.
Già, perché l’attività di ricerca evidentemente nel curriculum non pesa quanto le altre esperienze lavorative. Nonostante l’eccellenza della ricerca, quella vera.
DAL 2007 AD OGGI: LA CHIMERA DELLE GEL
Quattro anni trascorsi tra proclami, speranze, ricerca. E tra interrogazioni, comunicati stampa e richieste alle Istituzioni. Tutto affinchè l’esperienza fatta non risultasse vana, per se stessi, per il territorio. Nel febbraio del 2007 la Regione Basilicata presenta ufficialmente il progetto delle GEL, nella sede Enea di Rotondella. Figlio del Patto con i Giovani, questo progetto dovrà mantenere aggrappati allo scoglio occupazionale lucano quasi 80 cervelli. I migliori nei loro settori, divisi tra sette centri di ricerca in Basilicata. Ad ogni “cervello” un assegno di ricerca: quasi 32mila euro per 21 mesi. Quasi 80 professionisti così divisi: per il centro Enea 20 assegni; per l’Agenzia spaziale italiana 10; per Metapontum Agrobios, 14; per il Cnr con gli Istituti di genetica vegetale 10, metodologia per l’analisi ambientale 10, per i beni archeologici e monumentali 7; per l’Imip (Istituto di metodologie inorganiche e del plasma 5. Per l’allora assessore alla formazione Chiurazzi il progetto era “una grande opportunità per aprire le porte al mondo del lavoro”. Oggi i giovani lavoratori chiedono risposte e avanzano proposte. In un’audizione alla IV Commissione Consiliare, che risale al febbraio scorso, è stato chiesto che “venga sottoscritto un accordo quadro tra Enti di ricerca e Regione che preveda l’attuazione di progetti finalizzati ai bisogni sociali ed economici della regione”. “La Regione Basilicata - aveva sottolineato Mauro Musto, rappresentante del coordinamento Gel - potrebbe impegnare gli Enti di ricerca ad assunzioni a tempo, utilizzando i fondi Fesr per i giovani già formati e contestualmente emanare bandi ex novo per i giovani neo laureati con fondi provenienti dal Po Fse Basilicata 2007-2013”. Proprio di venerdi è un’interrogazione urgente con risposta in Commissione del capogruppo in Consiglio regionale “Casini – Unione di Centro”, Vincenzo Ruggiero relativamente al programma Gel. Ruggiero chiede di conoscere “quali provvedimenti, azioni ed interventi urgenti si intendono adottare affinché la formazione e l’esperienza acquisita da questi giovani non vada vanificata e magari come possa essere valorizzata all’interno degli stessi enti che li hanno ospitati”. Il capogruppo dell’Udc chiede, inoltre, “informazioni sulle strategie che si intendono porre in campo per il ripristino della giustizia palesemente disattesa nei confronti di una risorsa umana irripetibile”.
Mariapaola Vergallito
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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