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Ecco il «memorandum» sul petrolio e non mancano le polemiche

29/04/2011



Il primo atto ufficiale di un nuovo decennio di relazioni istituzionali e di prospettive per il greggio lucano è andato in scena oggi, a Potenza, con la firma di un “memorandum” tra lo Stato e la Regione – prologo di quello che dovrà essere un accordo sulle estrazioni del petrolio e sugli effetti per la Basilicata, da chiudere probabilmente entro la prossima estate – e che ha ricevuto un coro “quasi” unanime da parte del mondo politico regionale. Sull'atto sono state apposte le firme del governatore lucano, Vito De Filippo, e dei sottosegretari allo Sviluppo economico e alla Ricerca, Stefano Saglia e Guido Viceconte: non solo maggiori proventi, ma infrastrutture, sviluppo e centri internazionali di ricerca rappresenteranno il “tornaconto” per i lucani, a cui lo Stato riconoscerà “un ruolo centrale” per la politica energetica nazionale, grazie ai giacimenti custoditi dalla Basilicata, tra i maggiori d’Europa sulla terraferma.

Il “memorandum” rappresenta la dichiarazione di intenti che porterà al tavolo tecnico tra Stato e Regione, e a un accordo definitivo sulle trivellazioni, che potrebbero aumentare del dieci per cento dal 2015: in generale, è “l'unico metodo possibile e un banco di prova storico”, secondo De Filippo, che ha evidenziato come la “Basilicata rappresenti, in particolare per il settore energetico, non un problema ma una straordinaria opportunità per l’Italia”. In questo senso, Viceconte e Saglia hanno condiviso l’idea di fare “di questo territorio un punto di riferimento per l’energia a livello europeo”, definendo l'accordo “fondamentale per la regione”, come hanno anche fatto, in una nota, i parlamentari lucani del Pdl, il senatore Cosimo Latronico e il deputato Vincenzo Taddei.

Dal presidente del Consiglio regionale, Vincenzo Folino, è arrivato anche il sostegno dell’assemblea che “nel rispetto del confronto dialettico fra le forze politiche farà fino in fondo la propria parte”.

Ma il coro di consensi e di forti aspettative si è rotto con le dichiarazioni di tre consiglieri regionali, Roberto Falotico (Plb), Francesco Mollica (Mpa) ed Ernesto Navazio (Ialb), ovvero un pezzo di Terzo Polo lucano: assenti all’incontro per la firma del memorandum, hanno spiegato che quella di oggi rappresenta “ancora una volta la politica degli annunci, in un momento in cui i lucani non hanno bisogno di spot ma di leggi e iniziative concrete e condivise”. Assente anche il coordinatore regionale di Fli, Egidio Digilio, per un “atto di contestazione politica per il metodo scelto di mancato coinvolgimento”.

C'erano invece molti dei sindaci della Val d’Agri anche se, in questo caso, non sono mancate alcune critiche per il mancato coinvolgimento nell’iter che ha portato alla firma del memorandum. La posizione dei “terzopolisti” è stata condivisa anche dal segretario regionale dei Popolari per il Sud, Sergio Lapenna, che ha detto “basta con le promesse elettorali”. A chiudere il capitolo dei “distinguo” è stato poi il segretario lucano dei Radicali, Maurizio Bolognetti, il quale ha spiegato di “non condividere l’entusiasmo bipartisan”, evidenziando la presenza del capogruppo al Senato dell’Idv, Felice Belisario “che ha probabilmente benedetto l’incontro”, che “si tradurrà in un ulteriore saccheggio della nostra terra”. Lo stesso Belisario, in una nota, ha chiesto “reciprocità nel rapporto tra Stato e Regione”, nel “rispetto dei diritti dei lucani” e per “lo sviluppo del territorio” che rappresentano “gli interessi che anteponiamo - ha concluso – a ogni convenienza di parte”.


la gazzetta del mezzogiorno



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