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In Basilicata c'è lavoro solo per operai e badanti

25/04/2011



C’è chi sogna per i propri figli un futuro da avvocato, medico, ingegnere o manager. Ma, in Basilicata, quasi sempre queste aspettative si traducono in disoccupazione o, nel migliore dei casi, in precariato. Sì, perché il mercato occupazionale lucano è tarato su un’altra dimensione: incrociando le offerte di sportelli Informagiovani, agenzie per interinali e centri per l’impiego, infatti, scopriamo che non ci sono sbocchi per professioni cosiddette «nobili», ma spazi in abbondanza per idraulici, cuochi, carpentieri, giardinieri. E, soprattutto, badanti, figura che sta vivendo in Basilicata un «boom» grazie al progressivo invecchiamento della popolazione residente e a un sistema pubblico di assistenza che sconta ritardi gestionali e carenze finanziarie.

MANAGER - Addio «colletti bianchi» e valigette 24 ore. Secondo l’osservatorio permanente sull'attrattività del Sistema Paese di Fondazione Italiana Accenture e Università Bocconi, Potenza e Matera sono agli ultimi posti fra le province italiane per sviluppo di professionalità innovative. Per intenderci, niente top manager. Ma tra un po’ anche l’imbianchino avrà vengono snobbate figure professionali come manager, professionisti del marketing e della ricerca: i piccoli imprenditori appaiono riottosi ad investire risorse economiche in profili professionali che tendono ad assorbire nelle proprie competenze. Della serie, faccio tutto da me. Le grandi realtà produttive presenti sul territorio lucano - come Fiat, Ferrero e Coca Cola - hanno la casa-madre fuori regione e preferiscono affidarsi a dirigenti interni. Risultato: i laureati lucani continuano ad emigrare e il comparto industriale ancora non riesce ad interagire con il sistema universitario.

FORMAZIONE - Il tessuto produttivo lucano, dunque, chiede soprattutto manualità. Ma è un appello che il sistema formativo regionale non riesce a capire, assecondando un processo di scolarizzazione che è spiazzante rispetto alle reali opportunità della Basilicata. I giovani lucani continuano ad essere orientati verso attività concernenti le professioni impiegatizie e i risultati, in termini di posti di lavoro, è sotto gli occhi di tutti: circa 22mila lucani hanno partecipato, negli ultimi dieci anni, a un corso di formazione. Ma terminato il percorso formativo solo il 24,6% è approdato in un accento poco familiare, dal momento che i giovani lucani preferiscono iscriversi all’Uni - versità, seguire un percorso di alta scolarizzazione, snobbando figure come tornitori, addetti per le presse, caldaisti, saldatori e via dicendo. Proprio quelle figure che l’imprenditoria locale richiede a gran voce, orientando la domanda occupazionale a profili medio bassi. Per ragioni di budget, ma anche culturali, u n’azienda o in un ufficio, potendo contare, nella maggior parte dei casi, su contratti a scadenza.

STUDIO - La domanda, direbbe Lubrano, sorge spontanea: ma se il mercato lucano del lavoro non va al di là di idraulici, carpentieri, saldatori e gruisti, ha ancora senso iscrivere i propri figli all’università, ai master, ai corsi di specializzazione? Come status e come remunerazione rischiano di essere al di sotto delle aspettative dei giovani. Ma attenzione: per quanto possano sembrare sotto-qualificate, le professioni del futuro richiederanno comunque studi universitari. Già oggi nella maggior parte dei call center si cercano giovani con la laurea. La spiegazione? Per gli uffici delle risorse umane chiedere titoli di studio superiori semplifica la selezione, eliminando automaticamente una parte dei candidati. Inoltre la laurea dà un'infarinatura di cultura generale che sarà obbligatoria anche nei lavori più umili. Forse non è un caso che già oggi assistiamo in Basilicata al fenomeno della «sovra-qualificazione»: il 7% dei baristi, il 12% delle massaggiatrici e il 9% delle baby sitter ha una laurea in tasca. E un sogno chiuso irrimediabilmente nel cassetto.

Massimo Brancati
la gazzetta del mezzogiorno



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