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| In Basilicata, ogni anno, «scompaiono» 86mila t. di rifiuti nocivi |
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23/04/2011 |
| Ci sono rifiuti e rifiuti. Pensavamo di aver toccato il fondo con quelli urbani di Potenza, che continuano a viaggiare e a «mendicare» discariche in giro per la Basilicata. Ma la vera emergenza, forse sottovalutata, riguarda gli scarti industriali e la loro destinazione: secondo le stime elaborate dall’Istituto per l’Ambiente, il territorio lucano è in grado di smaltire in impianti autorizzati appena il 16% dei rifiuti industriali prodotti nei confini regionali, pari a circa 46mila tonnellate annue (in totale se ne producono 288 mila tonnellate). Il resto? Viene «esportato», ma una parte consistente di questa «monnezza» (oltre 86mila tonnellate) finisce in falde idriche e in terreni. Inquinandoli. Il fatturato complessivo del corretto smaltimento di scarti industriali ammonta a circa 4 milioni di euro l’anno. Niente in confronto a quanto produce il mercato illegale. Secondo le stime di Assoambiente, circa il 30% dei rifiuti industriali viene smaltito in modo abusivo. Ciò significa che in Basilicata lo smaltimento fuorilegge garantisce un fatturato annuo di oltre 7 milioni di euro, pari, come dicevamo, a 86mila tonnellate di rifiuti. Un impatto che può essere misurato non solo in termini di inquinamento: ogni anno i lucani accumulano, senza saperlo, un debito di 150 milioni di euro (il costo di bonifica delle zone contaminate dai rifiuti industriali, infatti, viene stimato in circa 2 euro al chilo).
Conti alla mano, dunque, il mercato dello smaltimento di rifiuti industriali in Basilicata presenta un saldo negativo (tra mancati introiti e costi di bonifica) superiore ai 180 milioni di euro l’anno. Qualche altro dato significativo: in cinque anni la regione ha rinunciato ad un mercato potenziale di circa 110 milioni di euro e ha accumulato, per colpa dei sistemi illegali di smaltimento, costi di bonifica pari a circa 500 milioni di euro. Mica spiccioli.
Ecco perché il territorio lucano è diventato, nel corso degli anni, terra di conquista per decine di imprese extraregionali, molte delle quali coinvolte in procedimenti giudiziari. Di qui la necessità di invertire la tendenza, espellendo dal mercato gli interessi criminali e dotando la Basilicata di un autonomo e adeguato sistema di smaltimento dei rifiuti industriali. Legambiente ritiene che ci siano le tecnologie adatte e disponibili (termodistruzione, inertizzazione, depurazione biologica e chimico-fisica) che consentono di guardare con relativo ottimismo ad un futuro in cui i rifiuti siano gestiti come «risorsa» e non rappresentino, invece, una drammatica emergenza.
Massimo Brancati
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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