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| Parco Appennino Lucano: successo per il convegno sulle “donne ribelli” |
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18/04/2011 |
| Il successo del convegno tenutosi sabato scorso, 16 aprile, nella sede del Parco a Marsico Nuovo, sul tema “Donne ribelli. Storie di genere e di contesti nel processo di unificazione nazionale”, ha confermato se mai ce ne fosse stato bisogno, il rapporto inscindibile tra Parco e cultura in una terra che, oltre ad avere un grande patrimonio naturalistico, possiede anche un’eredità storica, diffusa nei suoi 29 comuni, di alto valore. Una verità, questa, che è emersa chiaramente nel corso della giornata di studio che ha avuto per tema le donne e il brigantaggio, organizzata, nell’ambito della XIII Settimana della cultura promossa dal Mibac, dal Comune di Marsico Nuovo in collaborazione con l’Archivio di Stato di Potenza, il Parco Appennino Lucano e la società Genius Loci. Hanno aperto la serie degli interventi i saluti del commissario del Parco Domenico Totaro e del sindaco di Marsico Nuovo Domenico Vita. Iniziative di questo genere, ha detto Totaro, “aiutano a riscoprire le radici della nostra cultura, operazione nella quale il Parco intende rivestire un ruolo da protagonista considerando anche il valore che questo aspetto ricopre nella promozione del territorio”. Le relazioni dei docenti universitari che si sono poi susseguite sono state coordinate da Donato Verrastro, ricercatore presso l’Università di Salerno. La relazione di Giampaolo D’Andrea, dell’Università della Basilicata, ha messo in luce “la natura ambigua del brigantaggio che divampò il Basilicata nel decennio postunitario, anche a causa dell’approssimazione delle fonti a cui attingere”. Dopo aver dissertato ampiamente circa i fatti e le implicazioni politiche del fenomeno, D’Andrea ha sintetizzato la natura del brigantaggio mettendo in rilievo cosa realmente esso fu e cosa, di converso, non può essere considerato. “Fu certamente un movimento criminale a sfondo sociale e filoleggittimista –ha spiegato con la rigorosità dello studioso di storia che lo contraddistingue. Ma certamente non fu un movimento di classe, che ne avrebbe fatto un movimento politico, e non fu un movimento di partigiani”. La docente di dell’Università di Napoli Gabriella Botti, invece, ha portato alla luce il ruolo attivo delle “donne invisibili del Risorgimento”, affrancandole dall’immagine di “madri in lutto o donne sacrificate alla causa malgrado il loro volere”. Brigantesse a tutti gli effetti, dunque, quelle donne come ha spiegato anche, nel suo approccio antropologico alla questione, Piera De Luna, docente dell’Università di Salerno. Le brigantesse non erano “vestali dei briganti, passivamente rapite o costrette a seguire un ideale eversivo al quale rimanevano estranee”, ma vere protagoniste del proprio destino e combattenti al pari dei briganti. L’illustrazione delle fonti risorgimentali, sia di parte borbonica che patriottica, è stato l’argomento affrontato, invece, dal direttore dell’Archivio di Stato di potenza Valeria Verrastro, che ha introdotto la presentazione del lavoro di ricerca “Le brigantesse lucane. I processi a Maria Rosa Marinelli e Caterina Giampietro (1861-1865)”, di Rossella Oppido, da cui è tratta anche la mostra che è attualmente esposta nella sede del Parco. |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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