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| Chiaromonte: preoccupazione per il futuro dell’ospedale. Lettera ad Amendola |
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8/04/2011 |
| Il Presidio Ospedaliero di Chiaromonte tra incertezze e timori preoccupa gli utenti dell’area per il suo futuro. La soppressione di alcuni reparti e il ritardo nell’aprirne altri, tipo il servizio Radiologia e il Pronto Soccorso Attivo come promesso, preoccupano i cittadini che si vedono sballottati tra Chiaromonte e Lagonegro anche per una semplice radiografia. Lo evidenziano in una lettera “i cittadini utenti del medio Sinni-Serrapotamo” che scrivono al direttore generale Pasquale Amendola, al direttore sanitario Giuseppe Cugno dell’Asp di Potenza, ai sindaci della zona e per conoscenza all’assessore alla Sanità Attilio Martorano. Eccola nel formato integrale affidata alle pagine del “Quotidiano della Basilicata” affinché il loro messaggio non passi inosservato: «La situazione del presidio ospedaliero “San Giovanni” di Chiaromonte – si legge nella nota - nonostante le rassicurazioni, le promesse e gli impegni presi, continua a scivolare in un declino triste ed inesorabile. Per i cittadini di questo territorio, verificare che ogni giorno, puntualmente, qualcosa viene sottratto, rappresenta un fatto quanto mai avvilente e scoraggiante. La fiducia verso la politica si è persa ormai da anni, il luogo comune “si stava meglio quanto si stava peggio” è quanto mai di moda. Devono, con grande amarezza, constatare che come sempre la forbice si allarga a dismisura e il divario tra il territorio del medio Sinni ed il resto della regione è incolmabile. La scelta di ridurre a 2 le Asp, ha spostato inevitabilmente l’asse accentratore del potere, già molto forte, verso Potenza e Matera, così il tanto agoniato “riequilibrio territoriale” sarà sempre più solo un miraggio. Quella che doveva essere una scelta dettata dal risparmio – continua la lettera - si è tradotta solo in un ulteriore accentramento di potere. Intanto fiumi di denaro continuano ad essere sprecati in muri ed opere inutili, mentre ai cittadini, con la scusa della razionalizzazione della spesa, viene tolto anche il diritto alla tutela della salute. Così succede che, taluni capi dipartimento non conoscendo il territorio, forse perché non ci sono mai stati, decidono di chiudere la Radiologia dell’unico Presidio Ospedaliero. In un territorio di ben 17 comuni, a partire dalle ore 14 nei giorni feriali c’è solo il Tecnico Radiologo reperibile fino alle 17, quindi di notte neanche a parlarne. I pazienti vengono portati a Lagonegro per effettuare delle semplici radiografie, le autoambulanze in continuazione fanno la spola tra i due presidi, creando disagio a questa popolazione e speco di risorse economiche, di uomini e di mezzi. Il Presidio Ospedaliero è stato privato anche del Centro Mobile di rianimazione, cosa veramente assurda e paradossale, visto che il presidio è privo dell’Unità di Rianimazione». Uno sfogo comprensibile questo dei cittadini del medio Sinni-Serrapotamo, che vogliono in qualche modo tutelare il loro diritto alla salute, sollecitando anche i sindaci della zona ad unirsi alla protesta «altrimenti – dichiarono - il nostro atteggiamento di cittadini corretti e democratici cambierà». La loro speranza è tutta nelle mani del famoso programma della conferenza stato-regione del Dgr n° 643 del 2 aprile 2001, dove si ricorda che l’ospedale di Chiaromonte “dovrebbe” svolgere funzioni di Ospedale per acuti, invece si assiste quotidianamente al suo impoverimento di uomini e di mezzi. «Il presidio Ospedaliero di Chiaromonte – continua la lettera - rappresenta l’ultima barriera sociale a difesa del territorio Sinnico-Serrapotino. Le nostre richieste raffigurano istanze ed attese legittime di cittadini che vivono nell’area più povera della Regione. Rivendichiamo diritti leciti, così come rivendichiamo la possibilità di avere servizi di assistenza primaria adeguata ai bisogni dei cittadini. A fronte delle continue chiusure di reparti e di servizi, nulla di nuovo è stato avviato. Alla luce di tutto questo, non possiamo che essere delusi e rammaricati. Chiudiamo questa comunicazione, ribadendo che il nostro atteggiamento democratico, non sia interpretato come rinunciatario ed arrendevole, ma soprattutto siamo in attesa che fatti concreti riconsegnino a questo territorio, servizi e diritti a cui mai rinunceremo».
Lucio Vitale
Il Quotidiano della Basilicata
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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