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Vocazioni in crisi? Il Senisese è controcorrente

5/04/2011



Crisi delle vocazioni? Ci sono territori che sono controcorrente. Come l’area del Senisese, che rientra nella Diocesi di Tursi-Lagonegro, presieduta da Monsignor Francesco Nolè. Attualmente sono ben 15 i seminaristi, futuri sacerdoti. Di questi 7 del seminario maggiore (3 di Senise, 2 di Lauria, 1 di Latronico e 1 di Nemoli). Altri 8, invece, nel seminario Minore (3 di Tursi, 2 di Rotonda e 1 a Francavilla, Lauria e Senise). Numeri incoraggianti che tracciano una tendenza sicuramente positiva in materia di vocazione anche se non paragonabile ad epoche precedenti, come gli anni Cinquanta ad esempio. “Ma è normale- dicono i parroci- prima la vicinanza delle famiglie alla vita parrocchiale era molto più forte e il parroco era davvero visto come uno dei pochi punti di riferimento delle comunità. Oggi il rapporto con la vita parrocchiale è diverso, rallentato forse da abitudini e stili di vita differenti e meno attenti alla spiritualità”. E, proprio per questo, trovare comunità madri di numerosi e forti vocazioni, sembra essere un’eccezione.
Uno dei paesi dell’area sud che vanta il maggior numero di sacerdoti è Senise. Attualmente sono 7 i sacerdoti viventi originari di Senise. Il più “anziano” non ha compiuto neanche i 60 anni d’età. Nel comune sinnico esistono due parrocchie, fino a poco tempo fa sotto la competenza di due parroci. Ad oggi, invece, Don Pino Marino ha recuperato il ruolo di “Arciprete”, uno dei titoli nel presbitero della Chiesa cattolica, che in pratica indica il sacerdote che ha competenza rispetto a più Parocchie. Sempre Senise ha il viceparroco, Don Tiziano Cantisani, giovanissimo originario di Lauria; oltre a Don Vincenzo Lofrano, attualmente in pensione ma prezioso aiuto all’interno della Parocchia.
Ma la vocazione senisese varca anche i confini nazionali. Di recente ha fatto visita nella parrocchia sinnica Don Julio Abalsamo, nipote di emigranti senisesi, saltato agli onori della cronaca per aver avuto trascorsi nel mondo della moda, prima di diventare sacerdote; oppure un altro esempio può essere quello di Don Vincenzo Vitale, figlio di un emigrante senisese partito per la Germania. Dopo diversi anni Don Vincenzo, giornalista per Famiglia Cristiana, torna in Italia, dove ha incontrato la famiglia religiosa dei Paolini.
E i sacerdoti stranieri? Nella Diocesi non se ne registra una grossa presenza, anche perché, guardando ai numeri esposti in precedenza, non esiste la necessità vista la quantità dei sacerdoti locali. Gli stranieri presenti sono i cosidetti “Fidei Donum”, vale a dire con incarichi e servizi temporanei, nell’ambito di interscambi ministeriali. Esiste un esempio a Terranova di Pollino con Don Pablo Heis, argentino. O a Calvera, con Don Stefano, dal Brasile. Più spesso sacerdoti stranieri, specialmente africani o asiatici, arrivano nelle realtà parrocchiali locali durante il Natale o la Pasqua: si tratta soprattutto di sacerdoti che, per motivi di studio vengono inviati a Roma e che poi, nei periodi di festività, non avendo la possibilità di tornare nei loro luoghi d’origine, spesso troppo lontani, vengono inviati come aiuto nelle Parrocchie regionali, che, a loro volta, offrono piccoli aiuti a questi sacerdoti per il prosieguo degli studi.



Mariapaola Vergallito



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