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| Il pericolo radiattività e il diritto all'informazione |
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4/04/2011 |
| Un’alba come le altre. Il solito cielo primaverile un po’ velato con sporadici squarci di luce. Sembrerebbe proprio un giorno qualunque: l’etere è impregnata delle prime fragranze floreali che stemperano l’aridità dell’aria invernale, le acque limpide dei nostri laghi, nei quali si riflette il cielo lucano, conferiscono bellezza al paesaggio e intorno, gli animali pascolano nelle campagne. Qualcosa però è cambiato, qualcosa di greve, di oscuro incombe sulle nostre vite. Quasi in sordina, a voce bassa alcuni telegiornali davano la notizia che la nube radioattiva proveniente dal Giappone è giunta in Italia. Ma la penisola è grande e allora cominciano gli interrogativi: qui da noi c’è contaminazione? chi ci tutela? chi ci informa? chi ci protegge? Fino a pochi giorni fa il telegiornale regionale non menzionava alcun tipo di intervento da parte di organi preposti al monitoraggio ambientale che possa darci delle informazioni sulla entità e la pericolosità della contaminazione. La cosa non è affatto da sottovalutare visto che le particelle radioattive si depositano sul terreno, sui vegetali e nell’acqua. Sia l’acqua che i vegetali entrano nella catena alimentare in modo diretto come avviene con verdure e frutti o anche in maniera indiretta con i prodotti derivati da materie prime contaminate: pane, pasta, carni, latte e latticini, dato che gli animali si nutrono di vegetali e bevono acqua e le particelle una volta entrate in un organismo si accumulano nei tessuti e nel latte. L’esperienza di Cernobyl ci ha resi diffidenti non solo nei confronti delle nubi radioattive ma anche dei servizi di monitoraggio ambientale e di informazione che dovranno assumersi le responsabilità dei messaggi che verranno trasmessi. Per questo rimarremo in vigile attesa nella speranza che coloro che sono preposti alla salvaguardia della nostra salute facciano il loro dovere in maniera impeccabile mettendo al primo posto la tutela della salute dei cittadini e subito dopo il loro diritto ad una completa e corretta informazione.
Antonio Salerno
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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