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| Arrivati a Palazzo San Gervasio 483 immigrati |
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2/04/2011 |
| E' trascorsa in un clima sereno la parte finale della notte nella tendopoli di Palazzo San Gervasio (Potenza), dove, in tre gruppi divisi, dalle ore 1 alle 3, sono arrivate 483 persone, la quasi totalità giovani tunisini.
Gli immigrati sono giunti alla tendopoli su 10 pullman partiti da Taranto e giunti a Palazzo San Gervasio in tre gruppi divisi da meno di un’ora uno dall’altro. Il clima fra gli immigrati era di grande stanchezza per la lunga permanenza sulla nave approdata a Taranto e poi sui pullman.
Dopo l’arrivo, avvenuto con dieci pullman, agli immigrati è stata consegnata una cena a sacco e poi sono stati indirizzati nelle tende. Da qualche minuto, alcuni di loro si sono svegliati, sono usciti dalle tende e hanno chiesto sigarette. Il campo – che è sotto la gestione della Croce Rossa e che è stato predisposto per ospitare 512 persone – è presidiato dalle forze dell’ordine, ma finora non si sono registrati momenti di tensione.
Secondo quanto si è appreso, stamani dovrebbero cominciare le operazioni di identificazione degli immigrati che ieri erano arrivati a Taranto da Lampedusa a bordo della nave “Catania”, rimasta nel porto pugliese diverse ore prima che le persone presenti fossero fatte sbarcare e divise nei pullman, dieci dei quali sono partiti per Palazzo San Gervasio.
Intanto continua la polemica politica. “La gestione dell’emergenza è stata in parte condizionata da una questione di carattere ideologico, la linea del Foera di Ball, il cui corollario, per me inaccettabile, finora è stato: tutti al Sud’'. L’ex sottosegretario dell’Interno Alfredo Mantovano, spiega che rientrerebbe nel governo solo a tre condizioni: “una tendopoli in ogni regione italiana, un controllo stretto su tutti i centri e la piena attuazione dell’articolo 20 della Bossi-Fini”, cioè “un permesso di soggiorno provvisorio di sei mesi che consente ai migranti di circolare in tutta l’area Schengen”.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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