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| Basilicata attende 500 immigrati |
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31/03/2011 |
| La Basilicata attende i profughi nordafricani, circa 500, che saranno accolti in una tendopoli a Palazzo San Gervasio (Potenza), nell’area che negli anni scorsi ospitava i lavoratori stagionali e che nel 2010 è stata chiusa per condizioni igieniche insufficienti: il Comune ha “dovuto” dare il via ai lavori per predisporre la zona, ma il governatore lucano, Vito De Filippo, ha esplicitamente chiesto “un coinvolgimento della Regione”.
Una colonna mobile sta trasportando a Palazzo San Gervasio (Potenza) 64 tende da otto posti ciascuna per ospitare circa 500 persone giunte a Lampedusa dall’Africa a partire quasi certamente da venerdì. Lo si è appreso alla prefettura di Potenza, dove il viceprefetto vicario, Raffaella Laraia, ha coordinato fin da stamani tutti gli interventi: 30 tende sono state inviate a Palazzo dal capoluogo lucano, le altre 34 da Caserta.
Gli autocarri stanno trasportando a Palazzo San Gervasio anche due padiglioni igienici mobili, che contengono bagni completi di ogni elementi; due gruppi elettrogeni; una grande tenda di comunità che sarà usata quasi certamente come mensa; e due impianti elettrici completi, che comprendono anche lampioni da sistemare all’esterno delle tende. L'area dove saranno montate le tende è stata spianata e attrezzata. Operai e tecnici hanno realizzato impianti elettrici, idraulici e fognari.
Il sindaco di Palazzo San Gervasio, Federico Pagano (lo stesso che ha chiuso l’area l’anno scorso) ha spiegato che entro venerdì la tendopoli dovrà essere pronta, “perchè quello del ministero dell’Interno – ha detto – è stato un termine tassativo”. La zona non sarebbe quindi perfettamente idonea a ricevere i 400 o 500 migranti che dovrebbero essere assegnati alla Basilicata, e a questo si aggiunge il fatto che “la Regione – ha evidenziato De Filippo – non è stata coinvolta” nella scelta: già in precedenza c'erano stati problemi per la prima struttura individuata, l’ex caserma Lucania di Potenza, poi scartata per il “no” del ministero della Difesa. Non si tratta di scarsa collaborazione o di poca solidarietà, ci ha tenuto ad aggiungere De Filippo, ma “auspichiamo scelte condivise per evitare tensioni, per far sì che quella che l’Italia offre a queste persone sua accoglienza vera e non ghettizzazione conflittuale con i cittadini”.
Un pensiero che è stato condiviso in pieno anche dal coordinatore regionale di Fli, il senatore Egidio Digilio, il quale ha anche ricordato che nelle prossime settimane a Palazzo San Gervasio arriveranno anche i lavoratori stagionali, impegnati in agricoltura. Più in generale, le preoccupazioni del governatore lucano sulla scelta del sito sono state condivise in modo “bipartisan“: se non c'è possibilità di individuare un’altra zona, allora bisogna migliorare le condizioni strutturali di quella attuale, secondo i consiglieri regionali Francesco Mollica (Mpa) e Giannino Romaniello (Sel), il segretario provinciale di Potenza dell’Idv, Sergio Manieri, e i segretari provinciale di Matera e regionale dell’Ugl, Luigi D’Amico e Giuseppe Giordano.
VENERDI' PREVISTI GLI ARRIVI
Sono previsti per venerdì i primi arrivi di immigrati clandestini alla tendopoli in fase di allestimento in tempi record presso il centro di accoglienza per lavoratori stagionali di Palazzo San Gervasio (Potenza). E’ quanto ha fatto sapere l’Amministrazione comunale. La rete locale del volontariato si sta organizzando per affrontare l’emergenza. Al centro di accoglienza, rimasto chiuso l’anno scorso, è previsto l’arrivo di 500-600 nordafricani. Potrebbero essere rifugiati politici, quindi liberi di muoversi, ma si saprà soltanto al loro arrivo. Complessivamente il centro di accoglienza è un’area di 12 mila metri quadri, in grande parte scoperti, dove saranno allestite le tende. Nell’area, recintata da un muro perimetrale, ci sono anche dei fabbricati mentre i servizi igienici (bagni e lavandini) l’anno scorso non sono stati ritenuti sufficienti per riaprire il centro. Oggi sono già stati effettuati lavori elettrici ed idrici.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
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