|
| Fiat: a Melfi il modello Mirafiori |
|---|
29/03/2011 |
| «Dopo Pomigliano e Mirafiori, il nuovo contratto investirà anche lo stabilimento di Melfi»: Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, lo ha annunciato l'altra sera in tv, ribadendo un concetto già ripreso dalla «Gazzetta» lo scorso 19 gennaio. L'intenzione del manager italo-canadese di estendere a Melfi - ma anche a Cassino - i contenuti di quel contratto, non è quindi una novità in terra lucana. Ma in parte delle organizzazioni sindacali, si spera che Marchionne possa cambiare idea, mentre tra gli operai c'è la preoccupazione di un peggioramento delle condizioni di lavoro.
«I modelli - commenta il segretario della Fiom della Basilicata, Emanuele De Nicola - non si esportano, ma si discutono con i sindacati, puntando sugli investimenti e sui prodotti. I lavoratori di Melfi - aggiunge - già rigettarono nel 2004, con le lotte dei 21 giorni, condizioni di lavoro che erano peggiori rispetto ad altri stabilimenti, e potrebbero farlo ancora».
Dello stesso avviso, è il segretario regionale della Cgil, Antonio Pepe. «Gli operai lucani - spiega - hanno dimostrato ampiamente di essere determinati nel difendere le proprie condizioni di lavoro. La fabbrica di Melfi, comunque, è ad oggi la più produttiva del gruppo, e non vedo perché si debba estendere anche in Basilicata il contratto di Mirafiori». «Siamo d'accordo - dice invece Marco Roselli, segretario regionale della Fismic - con le parole di Marchionne, perché è un manager pragmatico e serio; forse è poco politico e diplomatico, ma questa è anche la sua forza. Siamo pronti ad accettare la sfida pure su Melfi, con l'obiettivo comune di innalzare i salari e l'occupazione».
«Dalla Lucania - sottolinea Giuseppe Giordano, segretario regionale dell'Ugl metalmeccanici - chiediamo a Marchionne di dirci cosa fare, oltre alla già collaudata produzione della Grande Punto. Bisogna iniziare con urgenza, alla Sata, un percorso di confronto: il marchio Fiat va tutelato, ma lo devono essere ancora di più i lavoratori italiani e di Melfi».
Per il segretario della Uilm, Vincenzo Tortorelli, «gli operai della Fiat di Melfi non hanno nulla da temere dalle dichiarazioni di Marchionne: piuttosto, dopo l'esito del referendum di Mirafiori - mette in chiaro - si impone la necessità di accelerare l'attuazione del piano di investimenti, a cominciare dall'anticipazione per il sito di Torino, che significherebbe passare da un anno e mezzo ad un anno, per poter verificare il piano stesso, i diritti applicati e l'importante investimento complessivo di 20 miliardi di euro».
«Le parole di Marchionne sono scontate - dice il segretario generale della Fim-Cisl lucana, Antonio Zenga - ma le relazioni industriali si fanno coi sindacati, non sulla stampa. E' evidente - prosegue - che da Pomigliano ad oggi lo scenario è completamente cambiato, e per responsabilità di chi ha scelto di radicalizzare il confronto per necessità di natura politica. Più che estendere il modello Mirafiori a Melfi, mi sembra che stia accadendo l'esatto contrario: è la Sata di Melfi che per produttività e organizzazione del lavoro si sta imponendo come modello industriale per tutto il gruppo Fiat».
Francesco Russo
la gazzetta del mezzogiorno |
CRONACA
SPORT
|
Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
 |