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Basilicata, «scomparse» 140mila tonnellate di rifiuti industriali

21/03/2011



Con un dossier presentato a Potenza «Legambiente» aggiorna i dati sulla produzione dei rifiuti industriali in Basilicata al 2008, guadagnando due anni rispetto all’ultimo censimento del ministero dell’Ambiente, fermo al 2006. In questa regione sono stati prodotti scarti pari a 600.335 tonnellate nel 2007 e a 553.349 tonnellate nel 2008. Un trend in crescita rispetto agli anni precedenti (più 41% per i rifiuti non pericolosi e più 148% per quelli speciali pericolosi), ma in linea con il quadro nazionale. Cresce, invece, più della media nazionale la produzione pro capite: più 43% per i rifiuti speciali non pericolosi e più 150% per quelli speciali pericolosi. E mancano ancora i dati relativi ai rifiuti da demolizione, cioè gli inerti, a oggi non disponibili.

«L’analisi dei dati - spiega Marco De Biasi, presidente Legambiente Basilicata - sorprende soprattutto se messa a confronto con le altre regioni del sud: la Basilicata produce rifiuti industriali sette volte di più della Sicilia e tre volte di più della Calabria e della Campania. Eppure, la nostra regione non ha un sistema industriale tale da giustificare una differenza così marcata. Forse allora in Basilicata tutto si svolge alla luce del sole, e viene dichiarato ogni grammo di rifiuti prodotto, mentre nelle altre regioni non tutta la produzione finisce nei documenti ufficiali?». Nonostante ciò, anche in Basilicata, comunque, i conti non tornano.

«Così come accade a livello nazionale dove in un solo anno, il 2006, sono spariti dalla contabilità ufficiale ben 31 milioni di tonnellate di rifiuti industriali, in Basilicata ne sono scomparse circa 140mila - afferma Enrico Fontana, responsabile Osservatorio nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente -, è lecito chiedersi che fine abbiano fatto e perché siano sparite nel nulla. Questa domanda merita una risposta, nell’interesse di tutti i lucani».
Una risposta che appare ancor più urgente alla luce delle inchieste condotte su scala nazionale dalla magistratura e dalle forze dell’ordine, che raccontano come spesso i rifiuti «spariti» finiscano nel girone illegale: un affare di circa 7 miliardi di euro.



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