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| Celebrazioni 150 anni Unità d'Italia a Cersosimo |
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19/03/2011 |
| Una bellissima giornata di sole saluta a Cersosimo l’anniversario dell’Unità d’Italia, un compleanno ricco di storia e di contraddizioni, ma anche di grandi significati. Una comunità in festa. Un intero paese vestito di tricolore che si stringe, con a capo il suo sindaco, Pietro Gulmì e l’intera Amministrazione, idealmente a tutti i cittadini di questo grande e meraviglioso Paese. Una festa che vuole ricordare il passato, i sacrifici di sangue e di lavoro dei nostri padri, ma che guarda al futuro con gli occhi e l’animo puri di decine di bambini delle scuole. Il loro sorriso, la loro gioia nel cantare l’inno di Mameli, rappresenta più di qualsiasi parola l’amore che ancora si nutre verso la Patria comune. I canti, le poesie aprono il sipario della giornata, accompagnati da significativi interventi delle professoresse Carmela D’alò e Teresa Palladino. Parole profonde che si intrecciano con quelle del primo cittadino che ricorda come da quel lontano 17 marzo si è gettato un ponte che ci lega al passato e che unisce le due epoche sotto la stessa insegna: quel tricolore per cui i nostri nonni, i nostri padri hanno lottato fino al punto di dare la vita, simbolo di quell’Italia che ha fatto tanti progressi e che si è sviluppata socialmente, culturalmente ed economicamente. Forza e orgoglio di una terra che sottolinea con forza: “Il percorso che ha portato alla formazione del Regno d’Italia, una strada- mette in evidenza il Sindaco- che passa anche dalla Basilicata e dalla Val Sarmento”.In effetti, come spiega il primo cittadino: “Fra le fila dei 300 armati, guidati da Aquilante Persiani, 4 erano cersosimesi. Ma forte fu anche il contributo degli altri paesi della Valle. L’Unità del paese trova il suo significato - continua- in quello che è il nostro Inno nazionale, ma anche la sua indipendenza, la democrazia, la sua Costituzione”. Per dare concretezza alle parole, l’intera cittadinanza ha voluto intitolare la piazza principale “ all’Unità d’Italia” . Subito dopo è stata deposta una corona d’alloro ai piedi del monumento che ricorda i caduti di tutte le guerre. Un ringraziamento particolare poi, il sindaco Gulmì, l’ha rivolto ai sindaci presenti, alle autorità civili e militari, al comandante della polizia municipale, Pasquale Calà, al maresciallo dei carabinieri della stazione di Noepoli, Paolo Caprino e al concittadino Arturo De Santis, maggiore del corpo ingegneri dell’esercito, con alle spalle importanti missioni internazionali di pace. Apprezzamenti sono stati rivolti al dirigente scolastico Pino Santo e ai suoi collaboratori, ma soprattutto un grazie sincero e affettuoso a tutti i bambini, ai quali l’Amministrazione comunale ha consegnato attestati ricordo, ma ha anche idealmente messo nelle loro mani il futuro e la speranza della coscienza italiana.
Vincenzo Diego
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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