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| Quei giovani che dal Senisese partirono per combattere per la Patria |
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17/03/2011 |
| Per la storia furono eroi che credevano nella Patria prima ancora che Patria fosse ed oggi, assieme al tricolore, celebriamo chi, 150 anni fa ed oltre, ha combattuto perché per quella stessa Patria noi potessimo vivere. Ma la grandezza di una giornata come quella di oggi, al di là delle giuste celebrazioni collettive, delle intitolazioni delle piazze e dell’esposizioni del Tricolore su finestre e balconi (tutti doverosi e opportuni segni di rispetto nei confronti di questa giorno) tutto ciò deve essere fatto con una grande e definitiva consapevolezza: abbiamo tutti e davvero preso parte all’Unità d’Italia.
Prima ancora che Garibaldi passasse lo stretto di Messina, le popolazioni lucane si scossero, insorsero con determinazione e dichiararono decaduta la dinastia dei Borboni, ritenuta incrollabile.
In ogni Comune dell’area sud della nostra regione, come in tutti i Comuni lucani, in seguito alle istruzioni emanate dal Governo Pro-Dittatoriale che si era costituito inizialmente a Corleto Perticara, ma che fu poi trasferito a Potenza e che aveva dichiarato caduto il regime dei Borboni, si costituì una Giunta Municipale insurrezionale con tutti i poteri necessari per fare eseguire le disposizioni del Governo, per mantenere l’ordine, per istituire la Cassa del denaro pubblico raccogliendo offerte spontanee, per compilare le liste della Guardia Nazionale e dei volontari decisi a combattere per la Patria.
Tutti i patrioti del Senisesi e del Lagonegrese confluirono nella Valle del Noce e del Mercure, da dove, incoraggiate ed acclamate dalle popolazioni, anch’esse in fermento, si diressero in Calabria per neutralizzare ogni tentativo di resistenza da parte delle truppe borboniche. Queste ultime, considerando la situazione che era venuta a crearsi, cominciarono a scoraggiarsi e molti soldati cominciarono a disertare.
Garibaldi nella sua marcia verso Napoli non incontrò più alcuna resistenza; acclamato dai patrioti e dalla popolazione entrò a Rotonda, dove si fermò poche ore, proseguì attraverso la Valle del Mercure verso Maratea e Lagonegro, dove ricevette l’omaggio delle autorità, oltre a seimila ducati offerti dal popolo lucano.
La Rivoluzione era passata vittoriosamente e senza spargimento di sangue per questo angolo di Basilicata.
Questo nostro angolo di Basilicata.
Alcuni patrioti lucani seguirono Garibaldi e parteciparono alle azioni di guerra sul Volturno, cadendo in combattimento.
Tra questi coraggiosi nostri concittadini c’era anche un folto gruppo di ben 300 uomini.
Trecento è un numero esageratamente alto, se si considera la provenienza dai nostri relativamente pochi comuni, oltre 150 anni fa. Trecento giovani patrioti guidati dal comandante senisese Aquilante Persiani.
Il comandante Persiani aveva 31 anni quando portò i suoi 300 uomini verso Garibaldi. Era nato nel 1829 da Giuseppe Antonio e Isabella Tufarelli. Era un giovane di sentimenti liberali e nel 1860 accettò il programma del Comitato dell'Ordine e partecipò attivamente ai movimenti insurrezionali. Maggiore delle Forze Insurrezionali Lucane e comandante militare del sub centro di Senise ebbe il comando della VI Colonna delle Forze Insurrezionali Lucane alla quale vennero aggregati oltre gli insorti di Senise, quelli di Bollita, Castronuovo, Chiaromonte, Colobraro, Fardella, Francavilla sul Sinni, Noepoli, Rotondella, Teana, Tursi, San Giorgio Lucano, Sant'Arcangelo e quelli dei paesi della Valle del Sarmento.
Tra i 300 uomini era possibile riconoscere una stratificazione sociale diversificata: erano uomini dotti, avvocati, dottori, proprietari terrieri, “massari di campi”, sacerdoti, cantori e suonatori di organo e, in maniera meno specifica “galantuomini”.
lasiritide.it
Informazioni anche da TOMMASO PEDIO, Dizionario dei Patrioti Lucani, Bari 1990 Vol. IV
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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