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| Standing Ovation per Giancarlo Caselli al circolo Arci di Senise |
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9/03/2011 |
| «I magistrati non devono cercare consensi. La vicinanza della gente, però, non è mai inutile, soprattutto, quando questi servitori dello Stato sono infangati».
Ha esordito così, il Procuratore generale di Torino, Giancarlo Caselli, intervenuto all’incontro dal titolo "La pratica della legalità come bene comune" organizzato dal circolo ARCI “LiberaMente” di Senise, tenutosi presso la sede dello stesso, domenica 6 marzo. L’incontro, rientrava nel calendario degli appuntamenti organizzati da Libera, in preparazione della 16ͣ giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime di mafia, che quest’anno si terrà a Potenza, il 19 marzo. Dopo i saluti di Gianni Brienza, della presidenza nazionale dell’ARCI, e di Ottorino Arbia, presidente regionale, il dibattito, moderato da Mariapaola Vergallito, direttore de La Siritide.it, ha avuto inizio. Tanti i temi affrontati e le conseguenti domande che i presenti hanno poi rivolto a Caselli. Le risposte, oltre che esaurienti, sono state occasione per l’invito alla continua tutela di quel bene prezioso che è la legalità. «La vostra presenza numerosa e con tanti giovani a quest’ora della domenica, dimostra che avete le idee chiare su cosa sia la legalità e non c’è bisogno che vi spieghi nulla. Mi piace solo farvi notare ciò che la mancanza di legalità, costa a noi tutti. Un calcolo ci dice che l’illegalità costa ad ogni Italiano 1000 euro l’anno, neonati compresi. Oltre al danno d’immagine che paghiamo in termini di attendibilità internazionale». Un calore nelle parole che ha portato infine i presenti a tributare una vera standing ovation all’ospite. In particolare, quel che ha generato il lungo applauso finale, trova motivo nell’ultimo tema affrontato da Caselli, quando ha risposto alla domanda del sindaco, Giuseppe Castronuovo, sulle intercettazioni. «Le intercettazioni sono un muro di cemento armato, che permette alla magistratura di acciuffare i criminali -ha detto il procuratore-. E ancora: «Le intercettazioni sono importanti come le radiografie. Vi fareste operare dal medico che anziché leggere le radiografie, accosta l’orecchio alla spalla mentre dite 33? Tutte le procure riferiscono che una diminuzione delle intercettazioni, coinciderebbe con un calo di sicurezza per i cittadini. Quelli che non hanno nulla da nascondere. Capisco le avversioni di quanti giocano con le parole e le cifre circa i costi. Costano sì, ma non quanto pagheremmo una loro diminuzione! Si potrebbero poi autofinanziare con i soldi dei corrotti, incastrati solo grazie al loro uso. In questo nostro Paese, purtroppo, è grande lo scarto crescente fra le parole e la verità. Una tendenza di certa politica e certa informazione, che tende a usare le parole non più con il loro vero significato. Si parla di giustizia e si deve leggere ricerca d’impunità; si parla di tutela della privacy e si deve leggere ricerca d’impunità attraverso la restrizione delle intercettazioni; si parla di giustizialismo per dire che bisogna essere garantisti, ma un garantismo selettivo. Troppo spesso, capita che in tanti, il giorno dopo una dichiarazione dicano: sono stato frainteso». Ha chiuso invitando a sostenere le iniziative di Libera.
Paolo Sinisgalli
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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