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A Tramutola dalla sorgente fuoriesce petrolio

3/03/2011



Una sorgente di petrolio insieme a quella dell’acqua. Purtroppo non è fantascienza, ma la realtà. La zona interessata si trova nel comune di Tramutola, un centinaio di metri sopra la piscina comunale. A denunciare la situazione, apparentemente nota a tutti sia cittadini che amministratori, è l’Oipa Italia Onlus (sede di Paterno), associazione che si occupa del monitoraggio ambientale e tutela degli animali, preoccupata per la salute degli stessi abitanti della Val d’Agri. «Le persone del posto e anche alcune di fuori – raccontano i membri dell’Oipa – sono convinte che l’acqua in questione abbia effetti curativi e la prelevano per pediluvi o la bevono per curare patologie gastrointestinali e addirittura il fuoco di Sant’Antonio».

A credere nella funzione di quest’acqua come elemento sulfureo non sarebbero solo gli anziani, legati magari ad antiche tradizioni, ma anche giovani. Il luogo in cui sorge è a ridosso della strada ed è tenuto pulito, per una comodità di prelievo della stessa acqua. E se tutto intorno si vedono cespugli, a farla da padrone è il forte odore di petrolio che fuoriesce dalla terra e si vede chiaramente mescolarsi con l’acqua. Sopra la sorgente, dall’altra parte della strada c’è la casa dove, in tempo di guerra, si prendeva il petrolio e più sopra ancora la centrale idroelettrica dell’Enel».

«Nella zona – ci confermano dall’ufficio tecnico del comune di Tramutola – c’è ancora la vecchia concessione dell’Agip e la questione è nota a tutti da cinquanta anni, anche perché la fuoriuscita dell’acqua è a pelo di superficie». Qual è allora la novità? «Con il tempo – sottolinea Roberto Tedesco dell’Oipa – la fuoriuscita del petrolio è aumentata e se prima si trattava di una piccola perdita che poteva essere una goccia nel mare, ora è molto di più. Il petrolio si riversa nel fiume Caolo per arrivare poi nella diga del Pertusillo».
La segnalazione dell’associazione è stata fatta lo scorso agosto e in seguito la Polizia Provinciale ha fatto un sopralluogo sull’area, e l’assessore all’am - biente si sarebbe impegnato per fare intervenire l’Arpab con un monitoraggio. Ad oggi ancora si attende l’intervento di quest’ultimo e risposte dal Comune di Tramutola. Nel frattempo però la gente continua ad utilizzare e bere l’acqua probabilmente inquinata da idrocarburi.

Servono dunque urgentemente misure di protezione della zona e dei cittadini ed un’efficiente campagna informativa. «Vogliamo evitare che il credulone si faccia male con le sue mani – conclude Roberto Tedesco – per questo chiediamo che venga messo un semplice cartello “divieto di utilizzare l’acqua” in attesa che l’Arpab faccia le analisi sulla quantità di percentuale di petrolio esistente e si prendano poi provvedimenti». Usare acqua, contaminata da petrolio, non è curativo, ma nocivo alla salute.

MONICA LOPARDO
la gazzetta del mezzogiorno



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