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| «Ridate l’assistenza ai nostri figli» |
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28/02/2011 |
| «Ridate l'assistenza ai nostri figli». E' piuttosto chiaro ed inequivocabile il grido d'allarme delle mamme che ogni giorni si portano nell'edificio municipale di Senise per invocare la ripresa di un servizio che non c'è più: quella della assistenza domiciliare per disabili. Da oltre un mese infatti, le assistenti sociali non assistono più i bambini ed i ragazzi disabili, così come hanno fatto fino allo scorso anno. Poche ore la settimana (da quattro a dodici,a seconda della gravità dei casi da seguire) che però bastavano a dare sostegno ai ragazzi e conseguenzialmente anche alle famiglie che trovavano un conforto un aiuto.Il contenzioso, probabilmente colpa del federalismo che verrà, delle risorse regionali ridotte, che ha portato alla sospensione del servizio, riguarda la richiesta del comune di una compartecipazione nella spesa del servizio stesso; un contributo chefino allascorso annonon era stato richiesto ma che ora l'amministrazione ha deciso di chiedere alle famiglie, dopo aver fatto i conti e scoperto che non ci sono più risorse disponibili. La spesa per il sostegno di questo servizio, è diviso tra il sessantaquattro per cento a carico della regione ed il trentasei per cento a carico dei comuni. Per il sindaco di Senise, Giuseppe Castronuovo però: «Finora non abbiamo fatto pagare nulla ma lasituazione si è fatta critica e noi non possiamo più permetterci una spesa simile, a quel trentasei per cento, devono contribuire le famiglie a seconda la fascia di reddito; da 00, di euro all'ora fino per reddito fino ai diecimila euro, a 5,24 euro all'ora oltre i venticinquemila euro di reddito. In pratica, alle cooperative che gestiscono il servizio vanno sei euro e 55 (il trentasei per cento versato dal comune) e la restante somma (sessantaquattro per cento) versato dalla regione. Per un costo complessivo gravato sulla società civile per la “commessa” che si aggirerebbe intorno ai venti euro all'ora e che appare spropositato agli interessati se solo si pensa che riducendolo, si eviterebbe il contenzioso. Ed è da qui che parte la prima protesta delle mamme come Maria e come Ernesta. Per Maria con una bambina bisognevole di assistenza infatti: «Non è possibile che per mere questioni burocratiche si possa lasciare scoperto un servizio vitale co-me questo; se proprio devo compartecipare, chiedo che mi sia data la possibilità di presentare attraverso un’autocertifica - zione il reddito reale ultimo dove si e-vince che rientro in una fascia più favorevole». Più o meno identica la richiesta di Ernesta (tre figli, uno di questi, un ragazzone di ventotto anni da sempre condannato a vivere prima su una sedia e poi su un letto, pur manifestando congli occhi tutto il suo amore per la vita): «In casa siamo in cinque e praticamente tutti disoccupati, tranne lavori sporadici che non bastano a sostenere il peso della famiglia ». Un discorso piuttosto chiaro delle due mamme (le altre hanno preferitoil silenzio). Una presa di coscienza che sembra aver contagiato anche altri comuni. A Francavilla dove adessere assistiti dal 2004, erano fino ad inizio anno solo gli anziani che ora stessi rifiutato l'assistenza per lo stesso motivo, la situazione rischiadi diventare in-governabile come ammette il responsabile del settore amministrativo, Antonio Martino: «Anche noi viviamo una situazione critica; purtroppo con i trasferimenti regionali fermi praticamente al 2004, tranne l'aggiornamento del 10% non ce la facciamo più a sostenere questa spesa e dobbiamo chiedere l'integrazione ma la gente decide a questo punto di formularsi l'assistenza in base alle proprie possibilità economiche oppure a rinunciare del tutto». Una mina vagante che sembra sul punto di scoppiare sull'intero territorio regionale, nonostante il costo a carico della regione stessa sia abbastanza esoso; ma che a nulla serve,se come sostengono gli interessati, si “perderebbe” per strada. La soluzione forse più praticabile la fornisce il responsabile del settore amministrativo di Senise, Vincenzo Guaragnone: «La via migliore sarebbe la realizzazione di associazioni locali formate dai genitori dei ragazzi interessati e daglianziani a seconda dell'interesse, per poi chiedere alla regione di gestire in autonomia le somme disponibili anno per anno. Solo in questo modo si potrebbero evitare problemi di sorta».
Gianni Costantino
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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