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| Gallicchio, intitolata una piazza all’Unità d’Italia |
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21/02/2011 |
| Ieri, domenica 20 febbraio, con una cerimonia alla quale ha perso parte il presidente della regione, Vito De Filippo, è stata intitolata una piazza all’Unità d’Italia. L’amministrazione, dunque, ha realizzato quanto proposto dal sindaco, Pasquale Sinisgalli, solo qualche giorno fa. "Per ricordare il sacrificio dei tanti per la causa dell’Unità" -aveva sottolineato- e per accogliere l’appello del presidente ai sindaci lucani". E tanto ha confermato nel suo intervento dopo aver scoperto la lapide che è stata poi benedetta dal parroco, don Marco Volpe. Sul tricolore al di sotto dell’insegna, è stata posta una sciabola di cui il primo cittadino ha spiegato la provenienza. "E’ un reperto che testimonia la partecipazione dei gallicchiesi all’Unità. La sciabola è appartenuta a Crescenzo Conte, capitano delle guardie nazionali che insieme ai fratelli, Eugenio e Leonardo e numerosi altri, da Gallicchio si diresse a Corleto per unirsi alle colonne comandate da Giuseppe Domenico La Cava". Di qui il ringraziamento alla famiglia Conte, per aver permesso l’esposizione del cimelio. Ringraziamenti sono andati anche alla Pro-Loco per il supporto logistico e ai cittadini per la numerosa presenza. "Testimonianza di sentimento unitario ben radicato nella comunità che mi onoro di rappresentare". Prima di cedere la parola al presidente, il sindaco ha spiegato come nella scelta del luogo da intitolare, "Si è tenuto in conto il fatto che lo stesso, è uno dei posti di ritrovo, preferito dai giovani del paese".
Nel suo saluto, De Filippo ha posto l’accento sull’importanza dei festeggiamenti del 150°. "La Basilicata -ha detto- ha preso molto sul serio la circostanza di questo anniversario. Non a caso, senza tentennamenti, avevamo già deciso la chiusura delle scuole per il 17 marzo. Prima ancora che il Consiglio dei Ministri, in maniera divisa, istituisse la festa nazionale". Ecco perché assume grande rilievo il segnale unitario che giunge oggi da questo punto del territorio, penso alla valle dell’Agri del Sauro del Sinni e della Camastra. Un’area che è stata il cuore pulsante dell’unità nazionale, come dimostra il grande numero di patrioti". Ha ricordato poi l’iniziativa di legge del Consiglio regionale, su sua proposta, perché l’Inno di Mameli, diventi in maniera definitiva l'inno degli Italiani, e ricordato l’istituzione del Comitato scientifico e le iniziative, da questo attuate sul territorio e a livello nazionale.
"Spero possiate visitare la mostra che sarà allestita a Roma dove, ogni regione avrà un suo spazio e, dove la Basilicata mostrerà lo straordinario e poco conosciuto contributo verso la storia unitaria d’Italia. Un grazie sentito a voi cittadini per la presenza. Agli amministratori -ha concluso-, per aver colto in pieno lo spirito del mio invito. Perché queste iniziative rivestono un valore non solo simbolico, in un Paese deve ancora, purtroppo, taluni si sentono appagati di dirsi Liguri o Piemontesi, piuttosto che Italiani.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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