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| Tursi, la terra delle arance |
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15/02/2011 |
| La società globalizzata e la minaccia di una concorrenza sempre più spietata si abbattono come una mannaia sugli agrumi del Basso Sinni. A Tursi, in particolare, si vive la situazione di crisi con effetti meno devastanti per una diversa organizzazione aziendale e commerciale. Le arance tursitane (partajall) nei mercati locali sono associate ad un prodotto di alta qualità, rinomato e ricercato. Una caratteristica degli agricoltori tursitani è che i piccoli produttori si sono sempre mossi fuori dalle logiche dei grandi gruppi d’acquisto, rifiutando intermediari e commercializzando direttamente la loro frutta. Non è difficile incontrare nei comuni più disparati delle Regioni limitrofe, ma anche nel Centro-Nord Italia, tursitani che vendono le loro arance. Questo consente, con grandi difficoltà, di mantenere dei margini di guadagno decenti e indirettamente, di contribuire alla crescita e alla diffusione della qualità dell’arance di Tursi.
Agli imprenditori agricoli dell’area del Basso Sinni e un po’ come accade in tutto il Meridione paradossalmente c’è più guadagno lasciando marcire i frutti, che raccoglierli o destinarli alle industrie per la trasformazione in succhi e marmellate.
Ma quale evoluzione può avere? Lo abbiamo chiesto a Carmela Rabite, imprenditrice turistica: “Bisogna cercare di carpire i sistemi realizzati da altre zone, per poi elaborarne uno ad hoc per il nostro territorio. E’ questo il metodo che dovremmo seguire per sviluppare idee alternative, al fine di dare un’ulteriore opportunità alla coltivazione di arance sul territorio. Interessante è il caso della “Val di Non” in Trentino, nota per le mele divenute un’attrattiva turistica. Chi visita questa regione può partecipare alla raccolta delle mele, degustarle e scoprire l’utilizzo nella cosmesi. Ispirandoci a loro, potremmo realizzare una “strada delle Arance” da proporre come percorso turistico. Non dimentichiamo che Tursi, città di Pierro ma anche delle Arance, gode di una posizione strategica ottimale, un punto di passaggio obbligato per chi vuole raggiungere le spiagge dell’area Jonica o dell’area Tirrenica, passando per il Pollino. Ai numerosi gruppi che transitano nella nostra area, potremmo proporre di percorrere la strada delle Arance e quindi partecipare alla raccolta dei frutti, o visitare le coltivazioni nel periodo della fioritura delle zagare, entrare nelle aziende agricole per l’acquisto, assistere alla trasformazione del frutto in marmellate, bevande, prodotti erboristici. Si potrebbe ipotizzare anche un museo scientifico delle arance che spiega come nascono, come si producono, il loro diverso utilizzo in cucina, nella cosmesi o nella medicina.
Ben venga l’idea di individuare una Strada delle Arance - sostiene Nicola Gulfo assessore del Comune di Tursi – Il circuito di Panevino, in realtà è già servito da una linea comunale di mini bus ecologici dell’’azienda Rabite che potrebbe essere utilizzata per sostenere un progetto agro-turistico, in grado di promuovere anche la nostra produzione agricola. Il tutto ovviamente è in linea con l’indirizzo politico che questa Amministrazione sta cercando di perseguire, ovvero la conservazione e tutela del territorio, nell’ottica di uno sviluppo eco-sostenibile. Per questo sarebbe auspicabile un tavolo di concertazione tra gli Agricoltori della zona, la Regione Basilicata, l’APT Basilicata, e aziende private per lavorare ad un progetto comune. Il Comune di Tursi sarebbe ben lieto di fungere da collante fra i vari attori locali, in primis gli agricoltori e i ristoratori al fine di costruire una rete fra soggetti deputati a riposizionare l’agricoltura ed il turismo, nell’economia locale partendo dalle nostre origini.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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