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| Il fascino della cartolina, in una mostra che racconta la storia di Francavilla |
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8/02/2011 |
| Le piccole-grandi storie di vita, di abitudini e di cambiamento dei paesi, catturate nello spazio di una cartolina, che hanno accompagnato tanti ricordi e che ora rappresentano scrigni preziosi di un gesto che non si usa più fare: ma anche se al suo posto ora ci sono i supporti elettronici di email ed sms, il fascino della cartolina resterà sempre. Una passione che accompagna anche Franco Mele, di Francavilla sul Sinni, che adesso e fino al 25 febbraio, nel suo negozio ha deciso di allestire una vera e propria mostra fatta di materiale storico di Francavilla.
“La mia passione è nata quasi per caso- dice Mele- una ventina di anni fa mentre lavoravo a Maratea. Tra i vicoli del centro storico c'era un piccolo negozio di "modernariato"; il titolare collezionava "cartacei", articoli di giornali, riviste su Maratea. Custodiva inoltre , materiale sui Vip che si erano aggirati per i nostri incantevoli paesaggi. Allora ho iniziato la mia collezione; poi le altre le ho trovate in giro per l’Italia nei piccoli mercatini di Napoli e Roma”.
E, attraverso le cartoline di ieri e di oggi, è possibile guardare un paese che cambia o che, al contrario, non cambia affatto e così la mostra può essere un’occasione per tracciare insieme una riflessione su quanto le tematiche dello sviluppo, della crescita, del cambiamento siano attuali e spesso tradite e quanto le speranze che magari i mittenti di quelle cartoline, che sognavano di ritornare o di vedere ritornare qualche caro lontano dai loro paesi, siano state inattese.
La cartolina piu' antica ritrae la "Madonna di Pompei" tra le feste religiose piu' sentite a Francavilla; E’ stata spedita il 28 giugno del 1912 a degli zii che abitano a Napoli; sulla foto il mittente ha indicato la sua posizione nel momento in cui scriveva. In altre due si nota Via Roma e il campanile della chiesa madre negli anni 20- 30. In una foto degli anni '50 si vede la scuola dell'obbligo in costruzione ,in una zona priva di case, della villa comunale, del monumento ai caduti; in altre si possono ammirare i quartieri che oggi costituiscono il centro del paese.
Ma perché una mostra in un negozio?
“Qualche mese fa- dice Mele- proposi il materiale all’amministrazione comunale ma nessuno mai se ne è interessato. Per questo sono stato costretto ad utilizzare l’unico spazioper me disponibile. Tengo a ringraziare il "CIRCOLO MICHELANGELO CANONICO" e la "SCUOLA CALCIO FRATELLI CAFARO" per la collaborazione e le idee”.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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