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| «La crisi spinge i lucani nelle mani dei "cravattari"» |
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29/01/2011 |
| Il Rapporto Eurispes 2011 sull'usura “conferma che in Basilicata, anche se la situazione è 'meno problematica' di Calabria e Campania, in un contesto socio-economico di difficoltà, come è quello attuale, i fenomeni di 'sofferenza' delle famiglie tendono ad aumentare spingendo un numero elevato di lucani nelle mani dei 'cravattari'”. Lo ha detto, in una nota, il presidente di “Sos impresa Basilicata” della Confesercenti, Salvatore Groia, sottolineando che “l'indice di rischio usura che Eurispes attribuisce alla Basilicata è pari a 79,9 (l'indice calcolato sulla base di vari fattori socio economici oscilla in Italia da un minimo di 60 ad un massimo di 90)”.
Nel comunicato è anche specificato che “sono stati 184 in Basilicata (131 in provincia di Potenza e 53 in quella di Matera), nel 2009, gli episodi relativi al racket estorsioni-usura con 80 incendi dolosi, 56 denunce e 48 danneggiamenti e due sequestri per usura. Secondo uno studio di Confesercenti-Sos Impresa – è scritto nella nota – l'usura ha un giro d’affari in Basilicata di 270 milioni di euro (su 20 miliardi di euro complessivi), ha coinvolto negli ultimi due anni ben tremila commercianti lucani, pari al 18,7 per cento degli operatori economici attivi, a cui è stato applicato un tasso d’interesse sui prestiti in media pari al dieci per cento mensile”.
“Fenomeni di 'sofferenza' coinvolgono – ha aggiunto Groia - il sistema produttivo e, in particolare, il sistema delle piccole e medie imprese, che rappresentano oltre il 99 per cento delle imprese attive in Basilicata e che, oltre alle difficoltà congiunturali e strutturali, si trovano a dover affrontare un problema di accesso al credito, dovuto anche all’entrata in vigore dell’accordo di 'Basilea2' che impone regole molto più stringenti nell’erogazione del credito da parte degli intermediari finanziari”.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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