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| «Made» in Basilicata ecco i cibi da tutelare |
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22/01/2011 |
| Stop al falso made in Italy e al falso made in Basilicata. Sono state presentate ieri mattina nel Punto Vendita Campagna Amica in via Isca del Pioppo a Potenza, le nuove norme sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari, approvate il 18 Gennaio dalla Commissione Agricoltura della Camera, in una conferenza stampa alla quale hanno preso parte Piergiorgio Quarto e Giuseppe Brillante, presidente e direttore Coldiretti Basilicata e i rappresentanti delle associazioni dei consumatori, Vittoria Marzione (Adiconsum) e Antonio Santarsiero (Arco). Nuove norme grazie alle quali sarà più difficile spacciare per italiani o, peggio, per lucani, materie prime e prodotti agro-alimentari provenienti da altre nazioni, dove magari le norme sanitarie sono meno severe che qui. Era da tempo che la Coldiretti e le associazioni dei consumatori chiedevano maggiore tutela su questo fronte, dal momento che la cosiddetta agropirateria è un fenomeno che negli ultimi anni ha conosciuto grande espansione e dal quale nemmeno la Basilicata è risultata esente.
«L’approvazione del disegno di legge – ha detto Piergiorgio Quarto - è motivo di orgoglio per la Coldiretti, che da oltre dieci anni combatte affinché vengano tutelati la salute dei consumatori e i diritti degli imprenditori agricoli che, a causa del furto di valore e d’identità a danno del Made in Italy, non si vedono corrisposto il giusto compenso per il lavoro svolto. Un terzo della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati, per un valore di 51 miliardi di euro di fatturato, deriva da materie prime importate, trasformate e vendute con il marchio made in Italy».
In Basilicata si ricordano il caso della truffa smascherata nello scorso settembre dalla Guardia di finanza che ha coinvolto anche allevatori lucani di suini e quello del grano canadese lavorato dalla Candeal di San Nicola di Melfi. Ma grazie al nuovo disegno di legge, sulle etichette dei prodotti alimentari ora bisognerà indicare oltre all’eventuale presenza di Ogm, il paese di produzione o, per i prodotti trasformati, il luogo dove è avvenuta l’ultima trasformazione e quello di coltivazione o allevamento della materia prima. Chi immette in commercio prodotti privi dell’indicazione d’origine rischia una sanzione fino a 9.500 euro. Coldiretti, comunque, è già un passo avanti rispetto al disegno di legge: A Potenza così come in tutti i mercati e punti Vendita Campagna Amica, gli imprenditori agricoli indicano già non solo il Paese, ma anche l’azienda e territorio di provenienza dei prodotti commercializzati a garanzia e tutela dei consumatori.
di GIOVANNA LAGUARDIA
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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