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| Fiat di Melfi: 18 turni portebbero al passato |
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22/01/2011 |
| L'aumento della saturazione degli impianti e della flessibilità del lavoro, la riduzione dei costi e l'incremento della produttività: sono gli obiettivi dei nuovi accordi sottoscritti ed approvati dai lavoratori negli stabilimenti di Pomigliano e Mirafiori, che l'amministratore delegato del gruppo Fiat, Sergio Marchionne, vorrebbe estendere anche nelle fabbriche di Melfi e Cassino. Ma cosa significherebbero, le nuove regole in azienda, per le tute blu della Sata?
Per gli operai della Fiat di San Nicola di Melfi, da una parte, il nuovo contratto sarebbe un salto nel passato, soprattutto per quanto riguarda l'articolazione del lavoro su 18 turni prevista. Per altri aspetti, però, lo stabilimento lucano è stato un precursore. Per fare soltanto un esempio: da tempo in Sata, i lavoratori hanno la possibilità di usufruire della mensa soltanto a fine turno. Un'analoga disposizione, è stata introdotta oggi, con il nuovo contratto, a Pomigliano e Mirafiori.
Ma torniamo all'organizzazione del lavoro. Nel primo accordo sindacale per la Fiat di Melfi, siglato l'11 giugno 1993, vennero introdotti i 18 turni, con il sistema della doppia battuta. Gli operai erano impiegati per sei giorni alla settimana, e lavoravano anche il sabato (oggi, invece, nel fine settimana si riposa). Dopo la lotta dei 21 giorni - che aveva occupato le cronache a partire da aprile del 2004 e che puntava, oltre alla equiparazione salariale, anche alla riduzione dei carichi di lavoro - si arrivò all'accordo del 9 maggio, con il quale venne definito il nuovo orario di lavoro, sviluppato su 15 turni alla settimana. Ma nel 2006, con una nuova intesa, si stabilì di applicare un regime di turnazione strutturato su 17 turni settimanali, per poi tornare, nel 2008, nuovamente a 15 turni. Se dovesse essere esteso anche a Melfi il sistema a 18 turni previsto dagli accordi di Pomigliano e Mirafiori, per gli operai lucani significherebbe ritornare alle condizioni di lavoro vigenti prima delle battaglie sindacali del 2004 (la domenica notte, però, sarebbe coperta da una maggiorazione sul salario).
Tra le disposizioni previste nelle nuove intese, ci sono l'introduzione delle 80 ore di straordinario senza preventivo accordo con i sindacati (che si aggiungeranno alle 40 obbligatorie del contratto collettivo nazionale di lavoro), la possibilità, in caso di fermate tecniche e produttive, di mobilità interna fra i lavoratori delle diverse aree, e l'applicazione della metrica del lavoro detta Ergo-Uas, con la riduzione delle pause dagli attuali 40 a 30 minuti (con tre pause da 10 minuti ciascuna).
La nuova metrica del lavoro, in realtà, entrerà in vigore presto a Melfi, in base a quanto stabilito pochi mesi fa dall'azienda, a prescindere dall'estensione o meno dei contenuti degli accordi di Pomigliano e Mirafiori. C'è poi la questione dell'applicazione della clausola di responsabilità, secondo la quale «il mancato rispetto degli impegni assunti con l’accordo, o i comportamenti delle organizzazioni o di singole Rsu, idonei a rendere inesigibili le condizioni concordate, liberano l'azienda da obblighi contrattuali come il versamento di contributi sindacali, o la concessione di permessi per gli organismi dirigenti».
Il rischio, secondo chi è contrario agli accordi di Mirafiori e Pomigliano (in primis, la Fiom e la Cgil) è che venga meno così il diritto di sciopero. «Alla Fiat - spiega la Fiom-Cgil - viene data totale discrezionalità per valutare se una qualsiasi iniziativa (dalla protesta allo sciopero), in contrasto con uno dei qualsiasi punti dell'accordo (carichi di lavoro, straordinari, gestione della forza lavoro), costituisca violazione dell'intesa stessa e perciò possa agire nei confronti delle organizzazioni sindacali».
A Melfi, dunque, si attendono novità. E ci si chiede gli accordi di Pomigliano e Mirafiori entreranno realmente in vigore nello stabilimento lucano. Ma sono in molti, a pensare che non sia necessario cambiare le regole, in una fabbrica che ha già elevati livelli produttivi.
di FRANCESCO RUSSO
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
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