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Referendum Fiat, "a Melfi vincerebbe il si"

14/01/2011



«A Melfi in un referendum come quello di Mirafiori o Pomigliano vincerebbe il sì, si tratta di un 'referendum-ricattò. A dirlo è Marco Pignatelli, operaio dello stabilimento lucano della Fiat, licenziato dall’azienda la scorsa estate e poi reintegrato dal giudice del lavoro. Pignatelli è arrivato a Roma per l’anteprima del documentario '107 secondi-Operai del Sud’, sulla mobilitazione dei lavoratori meridionali di fronte agli «accordi-ricatto» dell’ad del Lingotto Sergio Marchionne, e a poche ore dall’apertura delle urne al sito torinese. L’operaio spiega come «della situazione difficile dei lavoratori della Fiat si parla tanto e forse la gente inizia a capire ma – sottolinea – manca nei fatti la solidarietà».

Pignatelli spera che a Mirafiori «vinca il no, ma se vince il sì la lotta per i diritti - aggiunge – deve continuare e anzi deve andare avanti ancora con più impegno». Riguardo alla situazione nello stabilimento di Melfi, l'operaio spiega: «Noi come Sata siamo già nati con un contratto in deroga». Infatti, aggiunge, «abbiamo già la mensa a fine turno», inoltre «dal 1 febbraio passeremo al nuovo modello di lavoro che comporta una riduzione delle pause da 40 a 30 minuti».

Ma secondo l’operaio il problema non è lavorare di più, «su quello si può discutere», la questione fondamentale riguarda i diritti. Secondo Pignatelli due sono i punti più critici dell’accordo di Mirafiori: «Ti levano il diritto di protestare se le cose vanno male ed escludono chi non firma dalla rappresentanza sindacale. Insomma non c'è più il diritto di eleggere i propri rappresentanti, è come la legge elettorale. È un 'porcellum metalmeccanico'». Tornando alle condizioni di lavoro a Melfi l’operaio parla di un «futuro in cassa integrazione. Siamo rientrati il 10 gennaio dopo tre settimane di cassa e a febbraio già sono previsti altri due giorni».



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