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| Fiat sulla graticola per referendum ma a Melfi nuova cassa integrazione |
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12/01/2011 |
| La produzione della «Punto Evo» nello stabilimento Fiat di San Nicola di Melfi si fermerà lunedì 7 e martedì 8 febbraio per adeguare i flussi produttivi alla domanda di mercato. Di conseguenza per gli operai scatterà una nuova cassa integrazione ordinaria. Il tutto in un momento di forte attesa, dove non mancano le tensioni anche per le scritte apparse sui muri di Torino con stella a cinque punte, per quello che sarà il risultato del referendum dei prossimi giorni sull’accordo per lo stabilimento Fiat di Mirafiori.
Alla luce della nuova cassa integrazione non mancano i timori delle forze sindacali. «La Fiat - dice l’Ugl Basilicata - procede spietatamente alla sospensione dell’attività nelle giornate del 7 e 8 febbraio 2011. Saranno interessati tutti i 5674 lavoratori (operai, impiegati e quadri) dello stabilimento di Melfi oltre i circa 5000 dell’indotto».
«E’necessario comprendere in questo momento particolare che si gioca il futuro di un marchio storico di un' intera nazione - sottolineano Giuseppe Giordano e Donato Russo. Se qualcuno pensa di aumentare ancora di più anche a Melfi la confusione intorno all'accordo di Mirafiori l’Ugl pensa che sia la maniera meno democratica. Saranno adesso dipendenti degli stabilimenti a decidere e dire la loro. Certo – evidenziano ancora i segretari dell’Ugl, Giordano e Russo - bisogna proseguire con il piano per tutti gli stabilimenti Fiat , pronti a fare la nostra parte, con responsabilità e rispetto di tutti continuando a dire la verità sul futuro degli stabilimenti e del gruppo in Italia, compreso per la Sata, altrimenti si rischia di compromettere definitivamente l’intero progetto Fabbrica Italia» .
«Noi dell’Ugl - conclude Giordano - diciamo ad alta voce pensiamo a conservare ciò che di buono oggi il sistema Fiat ci offre. Domani sarà molto tardi, anche Melfi se n’è già accorta e lo sta sperimentando sulla pelle dei lavoratori».
Antonio Massaro
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
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