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Accuse di stalking: la triste storia di "Carlo"

15/12/2010



Di stalking si muore. E si muore anche se accusati. Era appena cominciata la vicenda giudiziaria di Carlo (lo chiameremo così), accusato pochi mesi fa da una ragazza, sua collega in una scuola per infermieri in Val D’Agri, di molestie e comportamenti “insistenti”. Un’accusa che era costata a Carlo il peso di una misura cautelare che gli avrebbe imposto di mantenersi alla distanza di 200 metri dalla presunta vittima. Una misura cautelare confermata appena 15 giorni fa, anche in seguito al dietrofront di alcuni soggetti che Carlo aveva chiamato a testimoniare e che poi si sarebbero tirati indietro. “Una teoria difensiva completamente opposta a quella della vittima” come ha spiegato Luigi Angelucci, uno dei due avvocati di Carlo, assieme a Amedeo Cicala. Secondo Carlo era stata la ragazza a chiamarlo per prima e con lei aveva cominciato anche quello che poteva essere un inizio di una storia; la ragazza aveva smentito tutto, negando qualsiasi rapporto con lui. “In mezzo nessuna testimonianza che appoggiasse l’una o l’altra versione- spiega l’avvocato Angelucci- solo la parola della ragazza contro quella del mio assistito”.
Carlo due sere fa ha lasciato una lettera sul cruscotto della sua automobile abbandonata sul ciglio della strada. E’ stata proprio l’auto con le quattro frecce accese che ha incuriosito i funzionari dell’Ente Irrigazione di turno nell’impianto della Diga del Pertusillo. Quando uno di loro è andato a controllare ha trovato la lettera e ha dedotto quello che poi carabinieri e vigili del fuoco hanno confermato. Il trentenne di Corleto Perticara si era buttato dal viadotto dell’invaso. "Me ne vado con la coscienza a posto- ha scritto nella lettera- Ho dato tutto senza riserve, ho anche ricevuto molto da questa vita. Le cose brutte che ho vissuto mi lasciano un solo chiodo fisso, liberarmi per sempre di questa vita. Non so spiegare oltre il mio gesto, so soltanto che dentro di me abita un grande malessere.Voglio solo morire. So di andarmene con la coscienza pulita perché non ho mai fatto male a nessuno volutamente. Di questo ne posso essere certo! Dio vede tutto!".
“Lo avevo sentito pochi giorni fa e mi sembrava motivato e voglioso di andare avanti- conclude l’avvocato- Andremo fino in fondo lo faremo per Carlo e per la sua famiglia che, anche in questo momento triste e difficile, ci ha chiesto di continuare per scoprire la verità e rendere giustizia al ragazzo”.

MpV



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