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| Arte per tutti con “this isn’t street art” |
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13/12/2010 |
| Una discarica abusiva di opere d’arte. La promozione di una filiera corta, anzi, cortissima, per fruire l’arte dall’ideatore direttamente al consumatore. Questo è in sintesi il progetto “this isn’t street art”, che il giovane Carlo Calza ha ideato e sperimentato a Potenza (“con l’auspicio che le prossime edizioni possano interessare anche altre città”).
”Il titolo non ha niente a che vedere con la street art- spiega Calza- ma rispecchia le intenzioni della mostra (se si può chiamare così) che sto organizzando. Ho abbandonato notte tempo i quadri degli artisti partecipanti nel centro storico di Potenza. Ogni artista ha scritto e chiuso in busta il suo numero di telefono e ogni busta è stata attaccata al quadro corrispondente. In questo modo chiunque si trovi a passare potrà fruire davvero in maniera libera e democratica dell’arte, senza alcuna discriminazione, e se vorrà potrà buttare il quadro nell’immondizia o portarselo a casa. In un secondo momento il fruitore potrebbe decidere di aprire la busta abbinata al quadro e chiamare il numero dell’artista per richiedere l’autentica. L’artista si impegna a mandare l’autentica per posta o in altri modi concordati con il “proprietario”.
Ogni artista che partecipa sa che l’esperimento potrebbe fallire e fargli perdere un quadro (perciò non è necessario partecipare con un quadro preciso, ma ogni artista manda ciò che vuole), ma aderisce perché il messaggio che si vuole dare è chiaro e preciso: al giorno d’oggi l’arte non sembra un terreno aperto a tutti gli artisti e nemmeno a tutti gli utenti.
In questo modo vogliamo eliminare qualsiasi barriera dando la possibilità di trasmettere il nostro messaggio alla prima persona in grado di coglierlo”.
Il video del progetto è su youtube al link:
http://www.youtube.com/watch?v=wI8YJcu5RlA
Lasiritide.it
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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