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Coca a Potenza La prof aspetta il pusher a scuola

11/12/2010



Deborah (nome di fantasia) ha 47 anni, è un’insegnante che consuma coca e, sospettano i carabinieri, ogni tanto, la passa anche a qualche amica. Il suo spacciatore, è stato accertato, è M.S., uno dei tre uomini arrestati l’altro giorno. Deborah ha un’amica (la chiameremo Giulia), ha 54 anni, e fa l’impiegata. Anche lei fa uso di cocaina. Lo spacciatore è lo stesso. E, a giudicare dal numero di telefonate intercettate, veniva contattato spesso.
Deborah gli mandava anche qualche sms: «Miky, puoi passare oggi? Esco da scuola alle 14 e ci devo tornare alle 16.30». Oppure: «Ma pensi di poter passare prima delle 16,30 o dopo le 18,30 quando esco da scuola?». Lo spacciatore, poi, hanno ricostruito i carabinieri, «è da ritenersi che abbia raggiunto la donna a scuola».
Nonostante i tanti contatti con il pusher, però, le due amiche sono convinte che la coca non produca dipendenza.
Ne parlano a telefono, commentando un talk show che era andato in onda la sera precedente in tv. In quella telefonata intercettata, al contrario di quelle che in trettengono con il loro spacciatore di fiducia, non usano il solito linguaggio criptico. «Dialogo tra amiche», lo de finiscono i carabinieri.
«L’argomento che viene affrontato dalle due donne - si legge in un’informativa che la Gazzetta ha potuto consultare - rappresenta in definitiva una riflessione sulle tossicomanie, soprattutto da cocaina, che trae spunto dal contenuto di un programma televisivo visto da entrambe. Le due donne - scrivono i carabinieri - sebbene concordino nell’affermare di riuscire ancora a mantenere una sorta di controllo in relazione alle assunzioni e alla relativa dipendenza, dimostrano nel contempo di subire una irrefrenabile attrazione alla vista dello stupefacente».
Sono convinte di poter dire basta quando vogliono. Ormai, però, si comportano co me tutti gli assuntori. Cercando anche di proteggere il loro spacciatore.
Convocate dai carabinieri, infatti, hanno negato di comprare droga. Ecco cosa verbalizza Denorah: «No. Non ho mai acquistato da M. S. sostanza stupefacente di alcun genere».
E Giulia dichiara: «Non ho mai acquistato stupefacenti da S.. Se mi è capitato di dovergli dare dei soldi è stato solo in ragione di alcuni viaggi che abbiamo fatto insieme. Ci siamo incontrati in diverse occasioni ma sempre e solo per parlare di cose attinenti al nostro rapporto di amicizia».
I carabinieri erano certi che dopo gli accordi telefonici con lo spacciatore c’erano stati gli incontri per l’acquisto della cocaina. Gli «Ocp», così vengono chiamati in gergo poliziesco i servizi di «Osservazione, controllo e pedinamento», hanno dato diversi riscontri. E quella telefonata è solo una conferma.
E, soprattutto, per gli in vestigatori è la conferma che «la clientela che si rivolgeva a S. per le quotidiane assunzioni di droga - si legge nell’informativa firmata dal capitano Antonio Milone, co mandante del Reparto operativo di Potenza - risulta costituita da persone insospettabili, in grado di offrire la necessaria garanzia di riservatezza sulla natura illecita dei rapporti intessuti con S., che prescinde anche dai ruoli che gli stessi rivestono nell’ambito del contesto sociale di Potenza». S. era lo spacciatore della Potenza bene. Tra i suoi clienti c’erano professionisti, calciatori, gioiellieri e commercianti. Tutti «insospettabili», un buon giro, secondo gli investigatori.
Che gestiva per conto di un boss dei basilischi: Tonino Cossidente. La sua decisione di collaborare con la giustizia ha messo nei guai i suoi uomini. E anche chi da loro si riforniva.

di Fabio Amendolara
Gazzetta del Mezzogiorno



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